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Un festival del cicchetto a Mestre: «Tradizione gastronomica, offerta turistica di qualità»

L'iniziativa di Confesercenti: sabato 26 settembre è in programma l'edizione zero con una "sfida" tra locali. La giuria e il voto popolare decreteranno il migliore

Il “cicchetto” fa parte dello stile di vita veneziano, legato non tanto all'idea di sfamarsi quanto a quelle della socializzazione e della tradizione. Confesercenti ha pensato di valorizzarlo anche a Mestre e ha organizzato l'edizione zero del "festival del cicchetto", sabato 26 settembre, in occasione di San Michele (patrono della città): in quest'occasione alcuni ristoratori mestrini si cimenteranno nella preparazione dei gustosi stuzzichini e alla fine del weekend sarà premiato il migliore.

I locali

A questa edizione partecipano la Cicchetteria Ristorante Casa Fortuna, Ceola Osteria & Cicchetteria, El Fritoin, Macaco Vino&Cicchetti, All'Ombra del Gabbiano, Osteria Lisca e La Torre Osteria Birreria. Il sistema di voto integra la preferenza data in digitale dai clienti - attraverso il QR Code - con quella di una giuria tecnica internazionale composta da imprenditori della ristorazione e della comunicazione di varie nazionalità e da giornalisti. Il miglior cicchetto riceverà come premio lo "stendardo di Mestre", da conservare ed esibire in occasione del prossimo - più strutturato - festival.

Festival del cicchetto

Per il direttore di Confesercenti metropolitana, Maurizio Franceschi, «Mestre ha alcune risorse di richiamo turistico, soprattutto giovane: da alcuni siti di valore come Forte Marghera, il parco San Giuliano e l’M9, all’offerta commerciale e gastronomica, alle occasioni di intrattenimento». Per valorizzarle, però, servono specifici itinerari: «Il nostro itinerario del cicchetto è una proposta che speriamo possa affermarsi nei prossimi anni», spiega.

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Confesercenti evoca l'esempio del "World Tapa Day" spagnolo, durante il quale tutti gli esercizi, le associazioni e le scuole di cucina organizzano degustazioni, percorsi del gusto tra i vari locali - chiamata la Ruta de la Tapa -, showcooking e concorsi. «Considerata la comune filosofia di fondo - dice Franceschi - possiamo prendere ad esempio il modo con cui gli spagnoli, con la direzione dell’agenzia governativa Marca Espana, hanno saputo trasformare le tapas in un vero prodotto turistico valorizzandole fino al punto di candidarle a patrimonio culturale immateriale dell'Unesco».

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