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Ladri all'auto carrozzeria Moderna: «È il 14esimo furto, non ne possiamo più»

Il titolare: «Abbiamo scritto al sindaco e al prefetto, serve una soluzione per il quartiere»

La vetrata rotta dai ladri per entrare

«Siamo a 14». Comincia così, con amarezza, lo sfogo di Paolo Favaretto, titolare dell'Auto Carrozzeria Moderna di via Giustizia a Mestre, che la scorsa notte ha subìto l'ennesimo furto. Il 14esimo colpo in meno di sei anni. I ladri questa volta hanno preso di mira le macchinette, dalle quali hanno portato via le monetine. 

Il furto

«Poco dopo mezzanotte è scattato l'allarme. Siamo accorsi e abbiamo trovato l'ennesimo scempio: vetri rotti, distributori automatici scassinati, pneumatici prelevati dagli scaffali e lanciati tra i rovi», racconta Favaretto, che ha già sporto denuncia alla polizia. Gli agenti, allo scattare dell'allarme, hanno raggiunto la zona ma dei ladri non c'erano già più tracce. L'ultimo furto era stato registrato appena dodici giorni prima, il 18 gennaio. «Già la settimana scorsa abbiamo scritto al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e al prefetto Vittorio Zappalorto per una soluzione per via Giustizia che parli di sicurezza vera, non solo percepita - aggiunte Favaretto -. Non ne possiamo più. Questo non è fare impresa e nemmeno vivere. E' assurdo che una famiglia debba continuamente rimettere ordine e mano al portafogli a causa delle scorribande di balordi, senza alcuna tutela». 

«Serve una soluzione per il quartiere»

I danni sono molto ingenti, visto che i ladri per entrare hanno frantumato una vetrata. Migliaia di euro, ancora una volta. «Non possiamo andare avanti così - conclude il titolare -. Le autorità conoscono i problemi di questa zona. Per anni abbiamo chiesto una soluzione, qui insistono molte attività che combattono ogni giorno per sopravvivere e risollevare il degrado di questo quartiere, ma non possiamo lottare da soli. Servono controlli assidui, vigilanza e telecamere e soprattutto una decisione anche drastica, come l'abbattimento degli edifici che generano degrado. Non possiamo andare avanti molto, la nostra attività dà lavoro a 20 famiglie, se non arriva una decisione risolutiva saremo costretti a prenderla noi». 

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