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"La mia esistenza stravolta in pochi attimi": la figlia di Gori ricorda gli anni del terrorismo

Martedì al Laurentianum in piazza Ferretto a Mestre incontro su "La difficile misericordia": Albanese, Gori e Taliercio rileggono uno dei periodi più bui della storia d'Italia

"Mi spiace che sia finita così. Io adoravo vivere a Mestre, avevo tanti amici e tanti progetti insieme al mio papà, ero felice e spensierata. Non avvertivo minimamente la catastrofe che, di lì a poco, avrebbe travolto la mia esistenza". Barbara Gori aveva 17 anni quando il padre Sergio fu ucciso dalle Brigate Rosse, nel 1980. "Tutto è finito con una telefonata quel mattino del 29 gennaio. Del giorno dei funerali ricordo ben poco poiché ho passato quasi tutto il tempo con la faccia nascosta nel cappotto di mia zia… Non volevo vedere ciò che mi circondava, ma soprattutto non volevo credere che dentro quella scatola di legno ci fosse il mio papà".

"Nei pochi istanti in cui ho alzato la testa ho visto il Duomo di San Lorenzo e Piazza Ferretto stracolma di gente che, con la propria presenza, cercava di partecipare al mio dolore che era diventato anche il loro. Avrei tanto voluto scorgere qualche faccia amica, ma non riuscivo a vedere nulla, le persone erano tutte uguali. Era finita la mia giovinezza ed era iniziata l’epoca della sopravvivenza. Di una cosa però sono fiera: nonostante gli episodi e il clima di violenza che hanno caratterizzato la mia giovane vita, ha prevalso in me il sentimento dell’amore e non quello dell’odio. E di questo ringrazio chi veglia su di me. Ai giovani di adesso dico di non cedere mai alla violenza per imporre le proprie idee, perché essa genera altra violenza, e di non fare mai l’errore di pensare 'tanto non è successo a me' perché un domani (spero mai) potrebbero avere bisogno del sostegno e della solidarietà della società di cui fanno parte".

È uno degli interventi previsti nel corso dell'incontro che la Fondazione del Duomo di Mestre e l’istituto di cultura Laurentianum hanno voluto organizzare a pochi giorni dalla chiusura dell’anno giubilare straordinario della Misericordia. Appuntamento martedì 8 novembre, alle 18, nell’aula magna del Laurentianum in piazza Ferretto a Mestre, sul tema “La difficile misericordia. Gli anni del terrorismo a Mestre, riletti oggi dalle voci dei testimoni”. Portano la loro testimonianza dal vivo Teresa Friggione Albanese (vedova del commissario Alfredo Albanese, ucciso dalle Brigate Rosse il 12 maggio 1980) e Cesare Taliercio (figlio del ingegner Giuseppe, direttore del Petrolchimico di Porto Marghera, ucciso sempre dalle Brigate Rosse il 5 luglio 1981 ma stavolta dopo 46 giorni di rapimento). Intervengono inoltre Barbara Gori (con un testo scritto), il giornalista Adriano Favaro, il sociologo Gianfranco Bettin e il parroco del duomo, monsignor Gianni Bernardi.

Scopo dell’iniziativa, accanto alla necessità di non dimenticare, è rileggere oggi quei fatti tragici avvenuti oltre 35 anni fa attraverso le voci di chi ne è stato, suo malgrado, “protagonista” e testimone diretto e, nello stesso tempo, capire che cosa dicono ora quegli avvenimenti; il filo conduttore vuole essere sempre quello della misericordia, scoprendo anche come si può realmente parlare e vivere di misericordia di fronte ad eventi del genere.

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