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I cani lo incastrano: minorenne con un etto di marijuana in stazione

Il giovane è stato arrestato a fine maggio. Sedici i pusher denunciati dalla Finanza nei parchi mestrini, alcuni di loro sono profughi

Certo il suo non era un viaggio di piacere, visto che con sé aveva circa un etto di marijuana già suddiviso in dosi. Un arresto come tanti altri, non fosse per il fatto che quel ragazzo era ancora minorenne quando è stato bloccato dagli agenti della guardia di finanza del I Gruppo di Venezia nella stazione ferroviaria di Mestre. A fine maggio il giovanissimo è incappato in alcuni controlli con i cani antidroga, non riuscendo a evitare le manette. Con ogni probabilità era arrivato nello scalo ferroviario per cambiare treno per poi raggiungere la sua regione natale, solo allora avrebbe "monetizzato" il proprio carico vendendo lo stupefacente.

Questo è solo uno degli episodi più rilevanti che hanno caratterizzato gli ultimi tre mesi di controlli dei baschi verdi, i quali hanno messo nel proprio mirino soprattutto le aree verdi dello spaccio mestrine. Il parco Albanese, il parco di villa Querini e il parco del Piraghetto periodicamente hanno visto l'arrivo dei cani antidroga, con successiva pioggia di denunce per detenzione di stupefacenti. Sedici i pusher denunciati in tutto: gli ultimi della serie sorpresi pochi giorni fa proprio alla Bissuola. Avevano hashish e marijuana con sé.

Le manette sono scattate anche in un secondo caso, sempre a fine maggio. Un nigeriano è stato sorpreso in azione nella zona di via Monte San Michele, di fronte alla stazione dei treni di Mestre, dopodiché ha subito anche una perquisizione domiciliare al termine della quale sono stati sequestrati 2,2 chili di marijuana. Grazie al fiuto dei cani "Ugan" e "Barbie". Al termine di questi mesi di appostamenti e accertamenti sono stati requisiti 2,5 chili di marijuana, un chilo di hashish e circa 2.500 euro in contanti, ritenuti provento di spaccio. Le fiamme gialle sottolineano come la maggior parte dei pusher finiti nel mirino (quasi tutti nigeriani, albanesi o magrebini) fossero in possesso di "permessi di soggiorno di protezione sussidiaria". Tradotto: alcuni di loro erano profughi arrivati in Italia dopo le ondate di sbarchi degli ultimi mesi in Sicilia.

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