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Giovane si incatena a Mestre "Costretto a dormire in stazione"

Il manifestante protesta in silenzio chiedendo condizioni di vita migliori. Sguardo basso e nessuna intenzione di parlare a chi si avvicina

Non risponde a nessuno. Se ne sta in silenzio incatenato a una inferriata di villa Querini, nel pieno centro di Mestre protestando per le condizioni in cui è costretto a vivere. A vivere come tanti altri "compagni di viaggio" arrivati dall'estero cercando la terra promessa in una città, Mestre, alle prese con zone con seri problemi di degrado.

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Come il cavalcavia di via della Pila a Marghera, dove continuano nonostante gli sgomberi a far bella mostra di sé giacigli di fortuna e senzatetto. Come l'area dell'ex ospedale Umberto I, tornata a fungere da ricovero per sbandati. Se poi a tutto questo si aggiungono i problemi quotidiani che vivono tutti sulla propria pelle, tra crisi economica e lavoro che latita, la soluzione, per questo giovane di colore che non alza lo sguardo, preferendo forse tenere gli occhi bassi sulla realtà in cui è piombato è vivere e dormire dove capita.

"Non sono venuto in Italia per dormire in stazione", recita un cartello affisso. "Lasciateci sopravvivere", si legge in un altro. Certo, c'è chi risponderà, e le sue ragioni le ha, "che era meglio startene a casa tua, cosa sei venuto a fare qua". Evidentemente, però, questo giovane manifestante ha scelto la via più difficile, a differenza di altri immigrati. Niente spaccio e niente crimine. Molti altri, a poche decine di metri (via Piave) da dove per ore il ragazzo ha deciso di "urlare la sua rabbia in silenzio" c'è chi è pronto a vendere la dose al miglior offerente. Ecco lui era meglio se ne stesse a casa propria.

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