Mestre

Shopping natalizio: consumatori in bilico fra timori e fiducia nel futuro

La spesa pro capite sarà indicativamente di 175 euro, meno del 2019 ma meglio rispetto al 2020. Confesercenti: «La quarta ondata di pandemia e il rincaro delle bollette stanno in parte frenando gli acquisti»

La spesa pro capite dei veneziani per i regali del Natale 2021 sarà indicativamente di 175 euro, secondo l'indagine effettuata da Confesercenti tra le persone che frequentano il centro di Mestre. Una cifra sensibilmente inferiore rispetto ai tempi pre pandemia (era di circa 200 euro nel 2019) ma decisamente superiore rispetto al 2020, "anno nero" in cui la spesa dichiarata era stata di 135 euro. Sui consumi di quest'anno, in base alle interviste, pesa negativamente un calo della fiducia correlato al riaccendersi della pandemia, ma anche all’improvvisa fiammata inflazionistica che interessa beni e servizi primari portando al rincaro delle bollette e delle merci. Da notare, comunque, che di norma i consumatori spendono in regali un po' di più rispetto alle intenzioni iniziali dichiarate.

Shopping prudente

L'indagine è stata svolta tra il 6 e il 9 dicembre, a Mestre, su un campione casuale di 224 persone. «L’ansia generata dalla pandemia - riferisce Michele Lacchin, dell'ufficio studi Confesercenti - si traduce in una spesa prudente. I segni di questo atteggiamento sono evidenti nelle dichiarazioni sulle intenzioni d’acquisto per le prossime settimane: il 28,6% della tredicesima sarà destinata al risparmio e il 23,2% alle spese obbligate». Resta comunque una buona percentuale di risorse (26,8%) che sarà impiegata tra festeggiamenti e regali. Buona parte della spinta ai consumi deriva, come di consueto, proprio dalle tredicesime, che in tutta la provincia ammontano circa a 700 milioni di euro: di questi, è stato calcolato, circa il 65% saranno dedicati al pagamento di imposte, assicurazioni, canoni vari e risparmio. Si stima, di conseguenza, che la somma disponibile per le spese natalizie in provincia sarà di 270 milioni.

Shopping natalizio 2021, il sondaggio di Confesercenti

La quarta ondata ha frenato la fiducia

«Stiamo tornando a una normalità del Natale - commenta Maurizio Franceschi, direttore Confesercenti metropolitana - Questo grazie alla campagna vaccinale e al comportamento responsabile delle persone. Registriamo che la spesa pro capite è inferiore rispetto al 2019 ma superiore rispetto al 2020: si sarebbe potuto avere un risultato migliore, a giudicare dal clima di fiducia tra i consumatori, se non fosse intervenuta la quarta ondata che sta cambiando in modo significativo questa sensazione, così come il caro bollette. Nella competizione tra città e grande distribuzione il "sistema città" vince, perché, pur soffrendo, riesce a essere un punto di riferimento grazie ad attività e mercatini».

I negozi sono ancora la destinazione preferita

In generale Confesercenti rileva, dopo il mutamento delle abitudini avvenuto nei mesi più duri della pandemia, un ritorno alle attività routinarie e alle visite in negozio: oltre l’80% degli intervistati ha dichiarato di considerare i negozi fisici (centri commerciali, negozi di vicinato e mercatini) come la principale meta per lo shopping natalizio, a fronte di un 10,7% che predilige l’online. I negozi tradizionali del centro e i mercatini mantengono il primo posto come format di punta (42,8%), a poca distanza dai centri commerciali (39,3%). Lo shopping nei negozi del centro è considerato migliore per le categorie di prodotto più discrezionali che richiedono maggiore attenzione nella selezione e anche un servizio di consulenza. Nei mercatini si cerca il contatto diretto e la riscoperta della vita di comunità, penalizzata durante la pandemia.

Secondo l'associazione, questi sono segnali ulteriori del fatto che «il modello di business basato sulla standardizzazione, la replicabilità e il grande traffico è ormai superato e segna, da tempo, la profonda crisi degli shopping center». A Mestre tuttavia, dove le grandi strutture sorgono in prossimità del centro urbano e sono facilmente accessibili, «il format si è dimostrato più resiliente che altrove, anche se le realtà più datate soffrono la concorrenza dei nuovi competitor o di quei centri che hanno saputo rinnovare le proprie strategie».

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