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La battaglia quotidiana di un poliziotto: "No, stasera non ce l'ho fatta. I ladri sono scappati"

Il racconto in prima persona affidato al sindacato Siap di un intervento dell'inizio di agosto: "Mi pareva di leggere quel delicato disprezzo che la gente riserva agli sconfitti"

Un racconto in prima persona di ciò che è la realta di ogni santo giorno. Di quando si indossa la divisa e ci si mette a pattugliare strade e parchi. Di notte o di giorno. Un racconto di chi per troppi pochi soldi rischia la vita e, a volte, fatica a ricaricare le batterie per le grandi responsabilità che si hanno e per il livello di professionalità che si deve sempre tenere alto: "No, stasera non ce l'ho fatta. I ladri sono scappati". Inizia così lo sfogo di un agente di polizia di Venezia raccolto dal Siap, Sindacato dei poliziotti. "Vorremmo condividere con i cittadini una chiara testimonianza dell'impegno profuso ogni giorno dagli appartenenti alla polizia di Stato, costantemente al lavoro per produrre sicurezza per tutti, anche in pieno periodo estivo", dichiara Alessandro Stranieri, segretario provinciale della sigla. L'episodio è avvenuto nei primi giorni di agosto.

IL RACCONTO IN PRIMA PERSONA

"Mestre, una ragazza in via Baglioni, zona Bissuola. Chiama perchè sente rumori strani sul balcone. Lei è chiusa in camera, non ha coraggio di andare a vedere - racconta l'agente -Lampeggianti e si corre. Quando siamo nei pressi spegniamo tutto e rallentiamo per non farci notare, è il momento in cui vorresti che la volante avesse un pulsante magico per diventare grigia come tutte le altre macchine". E' lì che parte l'intervento vero e proprio: "Parcheggiamo prima dell'angolo e proseguiamo a piedi - continua il poliziotto - I cittadini per bene non capiscono, magari pensano che un vero criminale sia come loro, che obbedisca solo perchè hai divisa, si immaginano che basti gridare 'fermo, polizia!' e il delinquente si fermi a mani alzate... Invece non è mai così. Faccio appena in tempo a notare una testa che fa capolino da dietro l'angolo del condominio, posso solo saltare oltre la ringhiera e vedere cosa succede. Non li vedo, ma sento un rumore per me inconfondibile: hanno saltato una recinzione sul retro facendola oscillare".

INSEGUIMENTO A PERDIFIATO

Scatta l'inseguimento a perdifiato: "Corro in direzione del rumore, non li vedo - racconta l'agente - Scavalcano ancora e io seguo il rumore. Sbucano fuori in via Dandolo, eccoli, li vedo: sono in due. Hanno almeno 50 metri di vantaggio e vanno forte. Prendono via Bacchiglione. Sono troppo lontani, posso solo contare su un loro errore: buttarsi in un cortile senza uscita, inciampare, sbagliare l'arrampicata di una ringhiera. Mollare no, non lo faranno di certo: sono giovani, sono veloci, Abbiamo già fatto 500 metri a perdifiato, loro rallentano un po', ma devo farlo anch'io. Rimpiango di aver fatto poco allenamento quest'estate, maledetto caldo. Attraversano via Tevere ed entrano nel parco della Bissuola, dei ragazzi mi confermano che sono entrati dentro, ma è buio e non li vedo più".

NUOVO "QUASI" CORPO A CORPO AL PARCO

La scena si sposta al Bissuola, ma è come cercare un ago in un pagliaio: "Le altre volanti cominciano a girare per il parco - racconta l'agente - Dove sono quei due? Io continuo a piedi, cercando di stare al buio a mia volta. Ci vorrebbe fortuna, a ritrovarli, ma a volte capita, non voglio arrendermi. Cammino per una decina di minuti o di più, poi capita qualcosa. La sorte mi vuole assistere? Sbuca un tizio, circa a 100 metri da me, potrebbe essere uno dei due fuggitivi. Cerco di guadagnare terreno senza farmi notare: è troppo lontano per partire all'inseguimento; ci vorrebbe una bici ma non incontro nessuno a cui chiederla. Nel frattempo chiamo la sala operativa parlando a bassa voce. Quando sono a 50 metri il tizio si guarda dietro e mi nota: confermato, è lui! Parte come un fulmine. Attraversiamo mezzo parco correndo al buio, il suo vantaggio è ancora troppo. Stavolta è da solo, ha una mezza esitazione, me ne accorgo, non sa dove girare, ma si riprende. Infine trova la recinzione del pattinaggio, quasi due metri di rete. Va su, per poco non si incespica, per la prima volta stasera gli sono veramente sotto, gli grido qualcosa per impanicarlo e indurlo all'errore (no, non è 'fermo polizia'). Dai, sono a 10 metri, forza, posso farcela, magari scivola ancora".

"ESSERE DALLA PARTE GIUSTA NON GARANTISCE IL LIETO FINE"

Ma stavolta la sorte non è benigna: "No, non scivolato - continua l'agente - ce la fa e sparisce dietro gli spalti del pattinaggio, lì ci sono i grandi cortili di due scuole, può andare ovunque, in via Casona, in via Virgilio. Arrivano gli altri, cerchiamo di circondare un po' la zona, ma niente. Non mi arrendo, giro a piedi per un'altra ora. Sono madido di sudore, sento l'acido lattico risalire dai piedi. Ci ho provato: ho corso, ho saltato recinzioni, ho perseverato, ho persino avuto la fortuna di ritrovarlo. Non so perchè è finita così: forse era troppo veloce, magari non ha sbagliato abbastanza. Sono momenti che un cittadino per bene non può capire facilmente: non esiste la divisa, il ruolo, l'istituzione, non ci sono il delitto, il reo, il processo, il giudizio, c'è solamente un uomo che insegue e uno che vuole scappare. Si corre, si salta, non si sa come va a finire, però all'azione pura si accompagna di solito per me la consapevolezza di essere dalla parte giusta. Anche stasera - conclude - lui era quello che era entrato in casa di un'indifesa studentessa e io quello che era accorso in suo aiuto. Solo che oggi è finita male e il criminale è fuggito, ha vinto. Essere dalla parte giusta non garantisce il successo come nei filmetti a lieto fine".

"SI LEGGEVA IL DELICATO DISPREZZO CHE LA GENTE RISERVA AGLI SCONFITTI"

"Ansimavo ancora per la corsa e grondavo di sudore da ogni poro, alcuni passanti mi guardavano senza capire, ma nei loro sguardi mi pareva di leggere quel delicato disprezzo che la gente riserva agli sconfitti. Dopo tale vana corsa, che aveva esaurito ogni riserva di adrenalina, mi sono quindi incamminato verso la fine della serata. Si vedeva qualche stella, ma io stavo al buio e percepivo la solitudine che si sente dopo aver perso. Ci ho provato - sottolinea il poliziotto - non ce l'ho fatta, è stato brutto, ma tenterò di nuovo domani".
 

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