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Lamorgese: «In via Piave un problema di vecchia data: va risolto con la riqualificazione»

Stamattina comitato per l'ordine e la sicurezza con la ministra dell'Interno. Focus su infiltrazioni mafiose e green pass: i manifestanti non autorizzati, ha avvertito, saranno denunciati

Spaccio di droga, infiltrazioni mafiose nel Veneto e manifestazioni no vax sono stati i temi affrontati oggi dalla ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, arrivata a Venezia per un comitato di ordine e sicurezza pubblica che si è tenuto in prefettura. Lamorgese si è focalizzata proprio sulla situazione di via Piave, a Mestre, ricordando che «lì c'è un problema di spaccio di vecchia data. Se ne parlava già 10 anni fa e già allora si pensava a ciò che oggi si sta finalmente realizzando: la nuova sede della questura (che sorgerà nella vicina via Ulloa, ndr), che permetterà di riqualificare tutta l'area e ristabilire la legalità». Nel frattempo, spiega, «i servizi di controllo del territorio continuano a essere svolti. Ci vorrà del tempo ma la soluzione sarà definitiva con la riqualificazione».

Manifestazioni e green pass

Per Lamorgese, quelle che si stanno vedendo in questi giorni dai fronti "no vax" e "no green pass" sono «manifestazioni estemporanee e non autorizzate», quindi i manifestanti di questi giorni andranno «identificati e denunciati». Va detto, comunque, che «non ci sono stati grandi problemi di ordine pubblico, anzi, in alcuni casi abbiamo visto partecipazioni minori di quanto previsto dagli organizzatori». A proposito del green pass, ha spiegato che «i controlli verranno implementati: stamattina abbiamo organizzato un incontro a livello di gabinetti dei vari ministeri tra Interno, Salute e Difesa propio per cercare di capire come organizzare controlli più precisi del green pass, soprattutto negli aeroporti. Ci saranno e verranno rafforzati, tenendo conto delle casistiche differenti legati ai Paesi di provenienzasoprattutto negli aeroporti».

Fondi in arrivo: attenzione alle mafie

Attenzione alle infiltrazioni mafiose: l'arrivo sul territorio dei fondi del Pnrr desta preoccupazione perché «le mafie si adattano molto facilmente alle nuove situazioni» e «non sono più quelle di una volta, sono di seconda e terza generazione, inserite in ambienti imprenditoriali, hanno un titolo di studio, parlano le lingue e ancora più facilmente si insinuano nell'economia legale: sanno mimetizzarsi».

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