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Lunedì, 15 Agosto 2022
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Le clonano la PostePay, viene risarcita di tutti i soldi rubati

Una correntista mestrina ha subito il furto nel 2012. Poste Italiane, portata in Tribunale, ha deciso di rifondere la malcapitata del danno

I soldi sono tornati, e potrebbe essere un precedente importante. Poste Italiane ha concesso il rimborso dell'intera somma sottratta da ignoti a una correntista di Mestre, C.P., dopo che su suggerimento di Adico, associazione a difesa dei consumatori, la signora li aveva citati in giudizio davanti al Giudice di Pace. Di più: proprio in questi giorni Poste Italiane ha risposto positivamente a un'altra diffida inviata dall'associazione relativo a un caso analogo di clonazione: 350 euro sottratti tramite un sito di scommesse in due tranche tra aprile e luglio 2012, che verranno rimborsati al socio.

«Un evento che spalanca le porte a tutti coloro che hanno subìto la clonazione della carta di credito-bancomat o delle ricaricabili delle Poste – commenta il presidente di Adico, Carlo Garofolini – e se Poste Italiane di fronte alle richieste di risarcimento dei clienti e alle diffide dei legali solitamente fa orecchie da mercante, questa volta ha dovuto fare i conti con una minaccia di causa».

La disavventura della signora mestrina risale a settembre 2012: «Ero a lavoro quando mio marito mi chiama per chiedermi se avessi prelevato del denaro dal conto delle Poste, dato che vedeva dei movimenti. Ho controllato l'estratto conto online ed effettivamente mancavano alcune centinaia di euro: dal momento che poco prima mio marito era andato a fare la spesa è corso a bloccare la sua carta e a sporgere denuncia – racconta C.P. - ma dato che nelle ore successive sono stati fatti altri movimenti, abbiamo capito che era stata la mia a essere stata clonata». Acquisti di calzature su siti di shopping online, biglietti del treno e dell'autobus, ma nulla che la signora o il marito avessero autorizzato. La coppia si reca all'ufficio postale con la denuncia alle forze dell'ordine e chiede all'operatore di non mettere in pagamento quegli acquisti, dato che non erano stati autorizzati. «Ho ricevuto risposte discordanti, ma comunque mi hanno assicurato che sarei stata rimborsata, quindi ho semplicemente aspettato che la procedura andasse avanti».

Ma a dicembre, la doccia fredda: Poste Italiane nega il rimborso. La motivazione: per Poste gli acquisti contestati sono effettuati su un sito Internet sicuro che richiede l’inserimento di tutti i codici dispositivi della carta (numero, data di scadenza e codice Cvv2), che sono di esclusiva conoscenza del titolare. Quindi, di fatto, Poste scarica la responsabilità sul correntista, a differenza di quanto definito nel contratto.

«A quel punto non ci ho visto più, e ho deciso di andare fino in fondo – spiega la donna – quei soldi sono miei, non chiedevo niente di più che riaverli indietro visto che non mi sono stati sottratti per mia incuria o distrazione». È a quel punto che la signora si è rivolta ad Adico, che le ha fornito la consulenza per citare in giudizio Poste Italiane davanti al Giudice di Pace.

Pochi giorni prima della data fissata per l'udienza, circa un mese e mezzo fa, il colpo di scena: Poste Italiane, tramite il proprio ufficio legale, manda un impegno scritto a rimborsare l'intera cifra con la massima sollecitudine, pur senza riconoscere le ragioni della signora. Ed è di questi giorni la notizia che C.P. ha ricevuto il rimborso dei 664,40 euro che le erano stati sottratti.

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