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Viaggio nel "triangolo della droga" di Mestre: "buchi", siringhe e dosi alla luce del sole

In meno di un'ora tre tossici si "fanno" in via Ulloa, un altro va a drogarsi all'ex falegnameria Rosso. Dose offerta in via Piave. Nel sottopasso di via Giustizia sangue e confezioni di siringhe. In via Monte San Michele c'è la polizia locale, ma la battaglia è impari

Tre vertici: i due sottopassi pedonali e via Monte San Michele, con in più le zone circostanti via Piave a fare da "serbatoio". E' questo il "triangolo della droga" di Mestre. O meglio, uno dei triangoli. Perché allargando lo sguardo i tossicodipendenti si riforniscono anche al parco Albanese o all'ex Monteverdi di Marghera. Tant'è. Di stupefacente nei dintorni della stazione di Mestre ne gira molto. E di tutti i tipi.

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IL SOTTOPASSO DI VIA DANTE - Lo si capisce subito imboccando il sottopasso ciclopedonale di via Dante. Sul versante di Marghera, in via Ulloa, c'è un'area verde adiacente all'uscita del sottopasso. A delimitarla una ringhiera facilmente scavalcabile. E' lì, a una decina di metri di distanza, in pieno giorno, che 3 persone si dispongono in cerchio per scaldarsi la dose. Sono un ragazzo, una giovane donna e un uomo di mezza età. Fanno tutto con calma, poi il più anziano del trio si alza. Scavalca lentamente la recinzione e torna in strada. La manica del braccio destro tirata su, lo sguardo stralunato. Ha trovato ciò che desiderava tanto. La dose se l'è sparata in vena senza nascondersi più di tanto. Nel caso in cui il meteo non permetta di stare all'aperto, ci si rifugia nel sottopasso vicino, ribattezzato dai residenti il "sottopasso della paura". Giovedì lo scnenario era migliore di altre volte: niente macchie di sangue a terra (come spesso capita di vedere), niente bottiglie rotte o resti di dosi. In compenso, immancabile, l'odore di urina si impadronisce delle narici e non ti lascia più.

LA STAZIONE - Tra le scale dei binari ci sono due donne di origini rom che passano la giornata a borseggiare o a pretendere soldi dopo aver aiutato a trasportare i bagagli. C'è chi, invece, la giornata la passa facendosi: di fronte alla stazione ferroviaria ci viene incontro un giovane magrissimo. "Oggi patate gratis! Gratis fioi!", contina a ripetere mentre si trova nel suo mondo con un sacchetto in mano. Chiede i soldi ai viaggiatori spiegando che, immancabilmente, "mancano 3 euro per il biglietto". Un copione che non cambia mai. 

IL SOTTOPASSO DI VIA GIUSTIZIA - Giunti al sottopasso di via Giustizia, poi, altro scenario piuttosto inquietante. A terra almeno 3 confezioni aperte di siringhe, con in più fazzoletti di carta sporchi di sangue. Sembra sangue relativamente "fresco". "Lo vedi il sottopasso com'è preso - racconta un lavoratore di via Giustizia - io lo faccio ogni giorno. Oggi è 'mezza via'. Si sono toccati livelli molto peggiori". Dopo i primi due passi ci si imbatte nella confezione aperta di una siringa con vicino un fazzoletto. Si continua a camminare e ce ne sono altre due. Con in più l'ennesima macchia di sangue. Sul versante di via Giustizia, poi, una bottiglia di vetro in frantumi e un'altra ancora integra. "Sembra di essere tornati negli anni Settanta", commenta un passante che gli anni Settanta, a giudicare dall'aspetto e dal sorriso, li deve aver vissuti "a pieno". Tornando verso la stazione ci supera nel sottopasso un cittadino di colore. E' giovane, elegante. E si sta fumando una canna. Trova all'uscita uno sbandato in bici che gli chiede se vuole qualcosa. Lui rifiuta e se ne va.

SEQUESTRI IN VIA MONTE SAN MICHELE - Con ogni probabilità la sua destinazione è via Monte San Michele, punto di ritrovo della comunità nigeriana. Lì, però, sono in corso i controlli della polizia municipale. C'è anche Kuma, l'unità cinofila. Risultato: davanti all'Asia African Market non c'è nessuno. Il pastore tedesco ha appena iniziato il suo "turno". L'esordio non è male: 2 dosi di cocaina e hashish sequestrate in via Dante. Di spacciatori nemmeno l'ombra, naturalmente. Torneranno una volta conclusi i controlli. Come James, uno dei leader tra i nigeriani, che passa poco distante e saluta. Oramai li conoscono quasi tutti per nome gli agenti della polizia locale. E' una guerra impari per loro, non aiutati dalle leggi che non costituiscono un vero deterrente per i pusher.

L'EX FALEGNAMERIA ROSSO - In compenso si assiste alla lenta transumanza di chi non può più fare a meno dell'eroina. Brutta bestia. Si vanno a rifornire in via Dante o nelle strade limitrofe per poi raggiungere l'ex falegnameria Rosso di via Giustizia, attraversando il sottopasso. Mercoledì ne sono stati sorpresi 3 a farsi. Uno di loro passa davanti a via Monte San Michele anche giovedì pomeriggio, proprio quando sono in azione le pattuglie della Municipale. Le saluta. Si tratta di un 33enne di Maerne di Martellago che sembra avere 20 anni in più. Come minimo. Al suo fianco una giovane non presa molto meglio. "Sto andando lì, sì", dichiara. Intende che tra poco si fumerà l'eroina appena acquistata. Lui la fuma, non se la spara in vena. L'ex falegnameria in questo periodo è uno dei luoghi prediletti per farsi. Lo si capisce subito chi ha quella destinazione tra chi gira l'angolo di via Piave. 

VIA PIAVE - All'altezza dei giardinetti (dove comunque la situazione è migliorata) non serve attendere granché prima di imbattersi nel primo pusher. E' un cittadino di origini magrebine in bicicletta. La scaraventa a terra quando vede un possibile acquirente seduto vicino alla fermata del bus. Ci guarda, capisce che non siamo poliziotti, e tira fuori una dose. Parlottano fitto nella loro lingua. Ciò che stanno facendo, però, lo si capisce benissimo lo stesso. Del resto accade tutto alla luce del sole, senza preoccuparsi di nascondere alcunché.

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