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M9 vira sull'offerta educativa e si trasforma: taglio dei costi e nuove tecnologie

Il Museo del Novecento è pronto a riaprire quando il governo lo consentirà. Il piano finanziario cambia, si punta allo stesso numero di visitatori del 2019. Il prezzo del biglietto scende a 10 euro, l'impianto fotovoltaico sarà potenziato e coprirà tutto il fabbisogno dell'edificio

"La rinascita" è l'eloquente sottotitolo impiegato oggi nella presentazione del nuovo modello di gestione di M9: quando i luoghi di cultura potranno riaprire, quando le istituzioni culturali torneranno a interfacciarsi con il pubblico, anche il museo del Novecento di Mestre dovrà essere pronto. «Vogliamo dare un segnale: stiamo programmando, ci stiamo muovendo e saremo pronti», ha detto il nuovo direttore scientifico Luca Molinari. Con l'intenzione di ripartire già a gennaio, subito dopo le feste, se i decreti governativi lo consentiranno.

Il focus della virata illustrata oggi, che è anche la vision di Molinari, riguarda la funzione educativa di M9: M-Children ed il museo, che al momento vengono percepiti come entità separate, confluiranno nell'unico, grande progetto "M9 Edu". «Stiamo implementando l'area educativa di M9, con contenuti specifici per scuole e laboratori: non solo per gli studenti, ma anche per le fasce fragili, come gli anziani, e per le comunità straniere». Novità sul prezzo del biglietto di ingresso che, ha detto Molinari, passerà da 14 a 10 euro e calerà anche per bambini e scuole. «Inoltre - ha aggiunto - lavoriamo sul rinnovo del sito e sui nuovi social, tra cui TikTok e Twitch, anche con l'integrazione del gaming, vedi Minecraft». E poi «lanceremo nuove iniziative perché M9 diventi una "casa" per tutti, ad esempio nei weekend avremo un pacchetto di offerte per le famiglie del territorio: letture, incontri, laboratori, eventi».

Piano finanziario: sponsor, più efficienza e meno spese

Il cambiamento abbraccia le varie componenti della struttura museale: il presidente della Fondazione di Venezia, Michele Bugliesi, ha spiegato di aver lavorato in questi sei mesi per assicurare una «proposta solida» di gestione, con un piano finanziario 2021-2023 che porta ad una «sostanziale sostenibilità economica». Questo grazie alla riduzione dei costi e all'efficientamento della gestione, «che aveva ampi margini per essere migliorata, ad esempio dai punti di vista dei contratti e della governance». «Abbiamo progetti di investimento - ha detto - per la riduzione di costi tramite processi di innovazione nelle tecnologie e modelli di gestione; un sistema di valorizzazione del chiostro, per il quale abbiamo già segnali forti di interesse a occupare gli spazi; e un piano con una aspettativa ragionevole e conservativa sui ricavi». L'obiettivo, per quanto riguarda gli ingressi, è restare sui numeri del 2019 (70mila visitatori, di cui 54mila paganti). Ma anche, visto che «nessun museo si sostiene solo con il ticketing», l'acquisizione di nuove sponsorizzazioni. Un piano, ha sottolineato Bugliesi, «non campato su ipotesi irrealizzabili, come era stata quella dei 200mila visitatori».

«Il primo grande museo a impatto zero»

A proposito di sostenibilità, si è parlato anche di quella energetica. «Questo è un museo fatto di tecnologie che cosumano tanta energia, 400 kilowatt di assorbimento di potenza - ha spiegato il consigliere delegato di M9D Fabrizio Renzi - L'impianto fotovoltaico attualmente ne produce 80, lo stiamo portando a 400 e quindi puntiamo a diventare il primo, grande museo italiano a impatto zero». Renzi ha parlato anche di altre novità in arrivo: la riorganizzazione del sistema della biglietteria, caratterizzata dall'analisi sui dati dei ticket, quella dei servizi museali e del personale, l'analisi della posizione dei visitatori all'interno degli spazi museali.

Vendita della Casa dei tre oci

Nel piano della Fondazione di Venezia resta la possibilità di vendere la Casa dei tre oci, l'edificio sull'isola della Giudecca che ospita mostre fotografiche. «Stiamo valutando le varie ipotesi sul patrimonio immobiliare della Fondazione - ha detto Bugliesi - Sulla Casa dei tre oci non abbiamo preso decisioni specifiche, ma abbiamo un piano che riguarda 120-130 milioni di asset immobiliare, su cui non torneremo indietro. Non è una questione di conti economici, perché la Fondazione ha una sua capacità di redditività. Il fatto è che il nostro patrimonio è troppo esposto e non rende a sufficienza per intervenire con efficacia sul territorio», ovvero la mission di una Fondazione: «La cifra erogata in questi anni, quattro milioni all'anno, non è sufficiente e va raddoppiata».

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