Più di millecinquecento bengalesi a Mestre al grido "free Palestine"

Un portavoce della comunità bengalese mestrina, Prince Howlader, spiega le ragioni della manifestazione facendo appello alla comunità internazionale. «Trovare una soluzione per fermare questo genocidio»

Tra i millecinquecento e i duemila bengalesi della cominità mestrina e islamici provenienti da tutto il Veneto oltre alle organizzazioni italo-palestinesi erano in centro a Mestre domenica mattina in corteo dal piazzale della stazione ferroviaria fino a piazza Ferretto. Hanno marciato al grido "Palestina libera». «Stop al genocidio», «Israele vai via», «Allah Akbar», alcuni degli slogan dei manifestanti che brandivano solo bandiere palestinesi. La marcia, divisa in tre gruppi di militanti, è partita dopo le 10, accompagnata in testa e in coda dalle forze di polizia, le camionette della questura, i carabinieri e la polizia locale che ha gestito il traffico per consentire la sfilata, organizzata e voluta tra gli altri da uno dei portavoce della comunità bengalese di Mestre, Prince Howlader, presidente del comitato "Giovani per l'umanità" (Nel video: Prince Howlader comunità bengalese di Mestre al corteo "Palestina libera" del 5 novembre).

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«In piazza non ci sono solo uomini, anche le donne manifestano il prima linea contro questo genocidio. Migliaia di bambini massacrati, uomini e donne innocenti, non mi sembra che l'Italia e la comunità internazionale stiano facendo sentire tutta questa solidarietà. E mi meraviglia, visto quanto gli italiani hanno sofferto durante la guerra». La mobilitazione anticipa la fiaccolata silenziosa per la pace prevista per il 10 novembre sempre in centro a Mestre, organizzata e voluta da varie associazioni del comune, del Veneto, dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil,  dall'Anpi, da Emergency, Punto Pace Pax Christi Venezia, Amnesty, Banca Etica, Rete Studenti Medi, Acli, Mediterranea e altri.

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