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"Una città che cambia": 25 manifesti sparsi per Mestre testimoniano il suo mutamento

Da venerdì i manifesti puntellano diversi luoghi della città. Le foto, di Alessandra Chemollo, incoraggiano i cittadini a riconoscere le nuove proposte e i nuovi progetti

Mestre si guarda allo specchio, lasciandosi giudicare dall’occhio attento dei suoi cittadini. Da venerdì, 25 manifesti che ritraggono alcune tra le principali trasformazioni del profilo urbano di Mestre punteggeranno gli angoli e le strade della città, dando vita a una mostra a cielo aperto. L’iniziativa è ideata, curata e realizzata dalla Fondazione di Venezia, con lo scopo di incoraggiare i cittadini a conoscere e riconoscere le nuove proposte e i nuovi progetti che hanno interessato e stanno interessando lo sviluppo urbano di Mestre, superando il cliché di città "dormitorio" o città di "passaggio" verso Venezia e offrendo una lettura innovativa del tessuto urbano.

Gli scatti sono realizzati da Alessandra Chemollo, nota fotografa veneziana da lungo tempo dedita a ritrarre architetture, e sono accompagnati dallo slogan "Mestre, una città che cambia". A ogni manifesto, della grandezza di 1,40 x 2 metri, sono associati il volto e le parole dei mestrini, che si soffermano sui principali cambiamenti urbani o sull’evoluzione dei luoghi della memoria della città. Una selezione delle fotografie più significative compare, infine, sulla recinzione in legno posta a protezione degli accessi al cantiere di M9 lungo via Poerio.

"Far maturare una nuova immagine della Terraferma veneziana è uno dei temi centrali della missione della Fondazione e siamo impegnati a sostenere il lavoro delle pubbliche amministrazioni e le idee dei cittadini che sono orientate in questa direzione - dichiara Giampietro Brunello, presidente di Fondazione di Venezia - Mestre è una città che ha un grande potenziale di sviluppo. Dobbiamo solo acquisirne consapevolezza e valorizzare, con lungimiranza, quanto di unico questa città è in grado di dare". La stessa Fondazione di Venezia è impegnata sulla città anche attraverso la realizzazione di M9, che rappresenta una delle offerte più innovative nel panorama culturale nazionale, il primo spazio interamente dedicato alla storia del ‘900 italiano, e un ambizioso progetto di rigenerazione e rivitalizzazione degli spazi urbani.

"Questa campagna fotografica - continua Brunello - è stata progettata per coinvolgere la città e i suoi cittadini, che in M9 vogliamo abbiano un ruolo attivo. È la prima di una serie di azioni di 'developing audiences' che abbiamo in animo di realizzare lungo tutto il 2017 e fino all’inaugurazione di M9, proprio per presentare l’iniziativa alle comunità locali e creare e alimentare una relazione intensa tra M9 e chi abita Mestre. Perché crediamo che M9 debba essere parte della comunità, debba essere un luogo vissuto, legittimato e rilevante per chi vive questo Territorio".

Nei 25 manifesti i mestrini potranno riconoscere il volto di alcune concittadine e alcuni concittadini coinvolti occasionalmente nell’iniziativa: professionisti, negozianti, operai, docenti, giornalisti e artisti della città. Nei loro giudizi si ritrova una lettura a tratti benevola e a tratti spietata, ma sempre costruttiva, della città. Alcuni ne esaltano gli aspetti più peculiari: "Mestre è una città viva che mi porta ovunque", "Non c’è città in Italia che negli ultimi 20 anni sia cambiata quanto Mestre". Altri si soffermano sui elementi che contribuiscono ai ben noti luoghi comuni: "Mestre è una grande incompiuta". Altri ancora propongono un’angolatura diversa: "È bella, basta saperla leggere", "Mestre non è un confine. È un compromesso e una risorsa", "Il nostro potenziale di sviluppo va solo riconosciuto in una visione ‘mestrevigliosa".

L’autrice degli scatti. Alessandra Chemollo, fotografa, si laurea in architettura nel 1995 all'Università IUAV di Venezia, con una tesi sulla relazione tra architettura e fotografia. Dal 1986 la riflessione sulla rappresentazione dell'opera architettonica si sviluppa nel suo lavoro professionale e nei progetti autonomamente prodotti, senza soluzione di continuità. Collabora con le maggiori riviste d'architettura nazionali ed internazionali e ha esposto in numerosi musei italiani ed esteri.

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