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Negozi "in fuga" da via Poerio, ha chiuso persino "Vidotto Sport"

Non si arresta l'esodo dei commercianti: tra cantieri, crisi economica e affitti altissimi è sempre più dura arrivare alla fine del mese in positivo

L'esodo dei commercianti dal centro di Mestre non si ferma: questa volta è toccato al negozio di articoli sportivi all'incrocio tra via Poerio e calle Legrezi, una vera e propria istituzione in città. Vidotto Sport ha chiuso la cassa per l'ultima volta, nelle vetrine restano ancora un paio di manichini, ma sul vetro pende sconsolato un cartello che invita i potenziali clienti a rivolgersi alla sede di Jesolo. È l'ennesima vittima di una situazione insostenibile, che falcia negozi e locali come spighe mature e che, come riporta il Gazzettino, sembra dovuta a una convergenza di fattori negativi, non da ultimi i cantieri interminabili che bloccano la strada.

PROBLEMI E PROMESSE – La crisi morde Mestre, così come tutta Italia, ma non è solo la cattiva congiuntura economica a strangolare i negozianti del centro: in molti puntano il dito contro i lavori di via Poerio, che da mesi bloccano la circolazione dei pedoni e la viabilità in genere. I cantieri avrebbero dovuto venire smantellati entro Natale, ed effettivamente ora è possibile almeno camminare lungo il nuovo argine del canale, ma nell'importantissimo tratto di strada che collega piazza Ferretto a piazza Barche transenne e ruspe regnano ancora incontrastate. A peggiorare la situazione c'è il costo degli affitti, un problema che riguarda tanto via Poerio quanto la stessa piazza, anche per le piccole metrature è difficile trovare meno di quattromila euro al mese e a rendere tutto più drammatico ci pensa il “blocco dell'offerta”: chi possiede i muri non è disposto ad abbassare i canoni, piuttosto preferisce attendere l'ennesimo negozio in franchising carico di soldi, e nell'attesa nessun problema a tenere abbassata la saracinesca, anche perché a possedere la gran parte dei locali in centro sono pochi soggetti, in grado di fare il bello e il cattivo tempo. Confesercenti lancia l'allarme e parla di un 12 per cento di negozi costretti a levare le tende negli ultimi mesi, ma eliminando dall'equazione i vari centri di telefonia e i negozi “fotocopia” di scarpe e di biancheria intima i numeri sarebbero probabilmente ancora più impietosi.

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