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Palasport ai Pili, conflitto d'interesse per Brugnaro? "Il blind trust risolve la questione"

L'affidamento dei terreni a società terze per la vendita dell'area e la realizzare del palazzetto dello sport sbloccherebbe il progetto rimasto nel cassetto dalla giunta Cacciari del 2008

Un nuovo palasport da 10 mila posti ai Pili. L'idea del sindaco Luigi Brugnaro potrebbe diventare realtà, secondo quanto riporta La Nuova Venezia. La procedura per evitare i conflitti d'interesse del primo cittadino sarebbe pronta, con l'affidamento della gestione delle sue società a soggetti esterni. Con il ricavato della vendita dei terreni dei Pili si dovrebbe poi procedere alla costruzione del palazzetto.

Una struttura diventata imprescindibile per squadre come la Reyer che dovranno partecipare il prossimo anno all'Eurolega, visto che la Federazione europea avrebbe imposto l'ultimatum e il Taliercio, con 4 mila posti, non è più sufficiente. Il sindaco avrebbe annunciato di voler andare avanti, mettendo a segno una tappa ulteriore del piano, dopo gli accordi con il dirigente americano Joe Tacopina per lo stadio di calcio.

Un piano, quello per il palazzetto dello sport che affonda le sue radici all'epoca della giunta Cacciari, nel 2008, con il progetto firmato dall'allora amministratore della società "Porta di Venezia", Derek Donadini, nel 2015. Oltre allo stabile sarebbero dovuti sorgere parcheggi e servizi ai Pili, nell'area poco distante da Venezia. Piano bloccato dal commissario perché Luigi Brugaro, presidente della Reyer, all'epoca era candidato alla carica di primo cittadino di Venezia.

Ma ora le cose sembrerebbero andare in altra direzione. Con le opposizioni politiche sul piede di guerra per i conflitti d'interesse del sindaco di Venezia e il sindaco pronto ad affidare il suo patrimonio a società esterne, in modo da tenere separato il suo incarico pubblico dagli interessi personali e arrivare alla realizzazione del palazzetto, di cui da anni si discute su quell'area. Logisticamente strategica per Venezia e la terraferma. E non è tutto. A chi contesta la mancata realizzazione delle bonifiche su quell'area, in base all'accordo fra Comune e ministero dell'Ambiente, gli avvocati del primo cittadino rispondono che quell'atto potrebbe non essere valido. Perché in base alla legge 152 del 2006 deve pagare chi ha inquinato. E cioè non chi ha acquistato dopo quei terreni, dunque non il sindaco di Venezia.

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