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Parcheggio di via Einaudi a rischio: "Non è una proprietà comunale"

Il tribunale civile dà ragione all'Ulss e obbliga Dng all'acquisto della sua metà del park, così facendo però si delegittima tutto l'operato di Avm dal 2011

Parcheggi e centro Mestre sembrano essere davvero un binomio delicato, se poi si parla dell'area dell'ex Umberto I le cose si complicano ulteriormente: il park sorto dalle macerie del vecchio ospedale, infatti, è al centro di polemiche di ogni sorta (sempre vuoto, tariffe orarie sconvenienti e chi più ne ha più ne metta), e ora anche gli stalli blu di via Einaudi, sfruttatissimi dagli automobilisti mestrini, sono a rischio: come riporta il Gazzettino, infatti, l'Ulss 12 ha vinto la causa contro Dng, società trentina proprietaria del terreno venduto dopo l'abbattimento del nosocomio, perché all’epoca non ha acquistato anche la metà del parcheggio di proprietà dell'azienda sanitaria.

UN PASSO INDIETRO – Il problema nasce proprio dalla vendita del “buco di Mestre”, ovvero l'area dell'Umberto I, che nel bando risalente ai primi anni duemila non comprendeva la “fetta” di parcheggio che l'azienda sanitaria usava per le auto dei dipendenti: l'altra metà del park era del Comune, e all'epoca si stava ventilando l'ipotesi di un multipiano o addirittura di una centrale di smaltimento rifiuti, quindi gli stalli blu dell'Ulss vennero lasciati all'amministrazione cittadina (senza però formalizzare la cosa). Nel 2009 questi progetti erano però completamente sfumati e, di conseguenza, l'azienda sanitaria tornò a chiedere a Dng di acquistare il tutto, sentendosi opporre un secco rifiuto e facendo quindi partire la causa civile. Nel 2011 il Comune rimette mano nella zona, rinnovando la rotatoria e portando i posti auto nel parcheggio da 87 a 149. Ca' Farsetti spende soldi pubblici e incassa attraverso Avm i ticket di sosta fino ad oggi, ma, stando alla nuova sentenza del tribunale, non ne aveva alcun diritto.

POSTI A RISCHIO – La decisone della corte civile rischia infatti di invalidare tanto i lavori quanto la legittimità dei pagamenti quotidiani per i parcheggi, dato che metà della zona andrebbe forzatamente acquistata da Dng e non sarebbe mai stata sotto la proprietà comunale. I privati trentini potrebbero decidere di ricorrere in appello, magari anche con una discreta fortuna, ma ora come ora sarebbe più proficuo se fosse proprio la pubblica amministrazione a “mettersi in mezzo” avviando una trattativa per risolvere la questione in maniera specifica e, soprattutto, per non privare i cittadini di uno dei parcheggi più strategici della terraferma, uno dei pochi che ancora fa “concorrenza” alle sterminate distese di stalli bianchi di fronte ai centri commerciali del Terraglio e della Romea.

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