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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Mestre Mestre Centro / Via Antonio Fogazzaro

Sconcerto in via Fogazzaro, legata ai cassonetti c'è una pecora viva

L'animale, come si è scoperto in seguito, era destinato ad essere sgozzato nel corso della sentitissima ricorrenza islamica della "festa del sacrificio"

I residenti di via Fogazzaro non potevano credere ai loro occhi quando, domenica mattina, sono andati a gettare la spazzatura nei cassonetti in fondo alla strada: legata ai bidoni ecologici, infatti, c'era nientemeno che una pecora, viva e in salute. Superato lo sconcerto iniziale gli abitanti hanno immediatamente segnalato il tutto alle autorità e, mentre aspettavano le pattuglie, hanno cercato di capire cosa ci facesse lì l'animale.

ANIMALE SACRIFICALE - La risposta è arrivata poco dopo, quasi in contemporanea agli uomini di polizia e carabinieri, quando sul posto è arrivato un cittadino bengalese che si è affrettato a spiegare: la pecora era sua, ed era un regalo per un suo amico. In questi giorni, infatti, i fedeli musulmani celebrano la “Festa del sacrificio”, una ricorrenza sacra che ricorda la difficile prova che Dio chiese ad Abramo, ovvero l'uccisione del suo primogenito Isacco. Per commemorare l'episodio, e la grazia che infine il Signore concesse al bambino, ogni anno i fedeli di Maometto rendono grazie sgozzando pecore, capre ed agnelli. Poco distante dai cassonetti dove era legata la pecora, infatti, ha sede proprio un centro culturale islamico.

DEGRADO IN STRADA – Chiarito il bizzarro incontro ai cassonetti la pecora non è stata lasciata al proprietario, finendo invece sotto sequestro da parte delle autorità. I residenti di via Fogazzaro, comunque, hanno approfittato dell'episodio per far sentire la loro voce, inviando al Comune e agli organi di stampa locali una lettera (corredata dalla foto dell'animale legato ai cassonetti) in cui denunciano lo stato di abbandono in cui versa la zona, a loro opinione ormai dimenticata dalla pubblica amministrazione. La metafora è proprio quella della pecora: “ci sentiamo così – scrivono gli abitanti – legati, abbandonati e in attesa del peggio”.

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