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Pestaggio di Gabriele Sinopoli, il pm chiede 36 anni agli imputati

Rito abbreviato per i sei giovani. L'avvocato di parte civile della moglie, Fragasso, chiede una perizia: "Devono essere processati per omicidio"

Sei anni a testa. Questa la richiesta di condanna del pubblico ministero Stefano Buccini nei confronti dei sei imputati per il pestaggio nella notte tra il 2 e 3 settembre di tre anni fa del promotore finanziario Gabriele Sinopoli, tra via Verdi e riviera XX Settembre. Una vicenda che fece molto scalpore in città e che indusse alcuni parenti a organizzare una fiaccolata contro la violenza tra le vie del centro.

Diciannove mesi dopo l'aggressione, Sinopoli morì in un letto di ospedale, dopo un'agonia durata settimane. Tra i colpi subiti al volto durante quella notte e il decesso, però, c'è un nesso di casualità? Secondo il pubblico ministero Stefano Buccini no. La sua richiesta al giudice Alberto Scaramuzza prevede il reato di lesioni aggravate in concorso e di tentata rapina in concorso. Tutti e sei gli imputati (cinque di Marghera tra i 23 e 31 anni e uno di Zelarino di 31 anni) hanno chiesto il rito abbreviato, evitando quindi il dibattimento in aula e potendo contare dello sconto di un terza della pena in caso di eventuale condanna.

Per tutti le richieste del pubblico ministero sono state di nove anni ciascuno, con in più il risarcimento delle spese legali quantificato in mille euro. Con lo sconto di un terzo, dunque, si arriva a sei anni e 666 euro di risarcimento. Il rappresentante dell'accusa ha equiparato le responsabilita' per ogni appartenente al gruppo anche se il ruolo attivo nell'aggressione sarebbe stato solo di tre ragazzi. Gli altri avrebbero guardato, li avrebbero lasciati agire, prima di passare il resto della serata assieme. Per il pm, un comportamento che avrebbe il valore di una sorta di "concorso morale". Le indagini condotte dalla Procura si basano sulla consulenza tecnica del medico legale Antonello Cirnelli, secondo cui la morte del promotore finanziario sarebbe da attribuire a delle sue patologie pregresse. Negli anni precedenti, infatti, Sinopoli aveva subito il trapianto di fegato ed era stato colto da infarto.

Dopo la requisitoria del pm la parola è passata all'avvocato Emanuele Fragasso Jr, il quale ha chiesto di effettuare una nuova perizia super partes per stabilire una volta per tutte se ci sia o meno una nesso di casualità tra l'aggressione di tre anni fa e la morte del promotore finanziario. La "battaglia" si gioca soprattutto sulle cause dei pesanti problemi di salute patiti da Sinopoli durante i suoi ripetuti ricoveri tra il Policlinico San Marco e l'ospedale Dell'Angelo. La richiesta dell'avvocato di parte civile (che rappresenta la sorella che si trovava con Gabriele Sinopoli la notte del pestaggio e la moglie) si basa su una consulenza medico legale di parte secondo cui i sei andrebbero giudicati per omicidio preterintenzionale. Tesi rigettata invece dai legali difensori degli imputati, i quali prenderanno la parola tra cinque giorni, il 18 maggio. L'avvocato Fracasso ha chiesto un risarcimento danni di 220mila euro per la moglie, 200mila euro per il figlio e 105mila euro per la sorella. La sentenza è prevista il 27 maggio.

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