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Ospedale ex Umberto primo a Mestre

Ospedale ex Umberto primo a Mestre

Ex Umberto I, il Pd pensa a una cittadella per i bambini. Il comitato rifiuta abbattimenti

Sarà presentato lunedì dal sindaco Brugnaro il progetto per l'area dell'ex ospedale in convenzione con il privato, Francesco Canella, che ne ha acquistato la maggior parte

Meno due giorni alla presentazione del progetto, da parte del sindaco Brugnaro, sull'area ex Umberto primo, sede del vecchio ospedale nel cuore di Mestre diventato "buco nero", dopo il fallimento della società Dng che l'avevo comprato. Le aste andate deserte dopo il 2007, l'amministrazione lontana dall'idea di acquistare i terreni, oltre 4 ettari, e rilanciarli, il degrado sempre più evidente e qualche occupazione dimostrativa all'ex sede del Cup. Poi la svolta, a luglio 2019. Una nuova asta fallimentare viene allestita, la società immobiliare Dream House Mestre si presenta ormai persuasa di non avere concorrenti; a sorpresa compare la seconda offerta del patron dei supermercati della catena padovana Alì: Francesco Canella. Oltre un centinaio i rilanci durante la gara, a colpi di 50 mila euro alla volta. Infine Alì si aggiudica l'ex Umberto I per 26 milioni e mezzo. Poi il silenzio. Il comitato ex Umberto I chiede alla proprietà di far sapere le sue intenzioni su quei terreni, che ancora tanto valore affettivo conservano per chi nel '900 aveva visto la solidarietà dei veneziani contribuire a fare di quel luogo un riferimento per la salute di tutti.

Nel corso dei mesi è emersa qualche indiscrezione: si è parlato della nascita di un supermercato, di complessi a destinazione commerciale, di un albergo e di strutture residenziali. Canella ha fatto sapere di aver affidato il progetto a un archistar, il portoghese Joao Nunes, ma per il comitato questo non dà garanzie. Sabato mattina è entrato in campo il Partito Democratico. Il candidato consigliere Giuseppe Saccà ha presentato su quell'area il piano di una cittadella per bambini e ragazzi, con laboratori, spazi ricreativi e ludici vicino al polo sportivo di via Olimpia, porta del sistema ferroviario metropolitano regionale (sfmr) che avrebbe dovuto collegare la terraferma veneziana con la Città metropolitana. Per Saccà il legame con le associazioni il Comune lo creerebbe «attraverso bandi per l'affidamento dei servizi, pluriennali, di ampio respiro, per attrarre investimenti e programmazioni a lungo termine. Serve il dialogo con i progettisti, con la proprietà e con la cittadinanza, quello che è mancato», dice. «Si rischia l'ennesimo centro commerciale calato dall'alto, che alimenta la speculazione immobiliare senza una ricucitura di questo centro con piazza Ferretto e con il Candiani - dice il consigliere Nicola Pellicani che è al dibattito - Il Comune spende 6 milioni per comprarsi il Toniolo e tirare fuori dai guai economici Ive, quando quei soldi potevano essere utilizzati per i servizi e progettare spazi per la cittadinanza», afferma. C'è il problema del degrado: «lasciato a se stesso questo posto è diventato punto di spaccio, iniziano alle 7 e mezza del mattino - dice la candidata in municipalità del Pd Mila Trevisan - . Qui è mancata prevenzione, riduzione del rischio e anche urbanizzazione». 

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Dura Monica Coin del comitato ex Umberto I, presente per fornire il porprio punto di vista sulla questione. «Ribadiamo la volontà dei cittadini di conservare e non abbattere i padiglioni storici per gli usi della comunità. Vanno conservati eventuali reperti archeologici all’interno dell’area, che aveva un perimetro preciso anche in epoca romana (il “castrum”). A nostro avviso la dichiarazione di non interesse storico per i padiglioni dei primi del novecento è stata adottata in modo superficiale dalla soprintendenza. La verifica archeologica deve prevedere la costruzione di qualsiasi fondazione di edifici, per una verifica del terreno».

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