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Gli studenti occupano l'ex Cup: «Tornare a scuola in sicurezza è possibile»

Giornata di dibattiti in uno degli spazi in disuso del compendio dell'ex ospedale Umberto I, a Mestre

«Con le scuole ci stanno portando via il diritto allo studio, gli spazi fisici e sociali in cui abbiamo il diritto di crescere. Con la giornata di oggi vogliamo riprendercene un pezzo». Ieri il Tar ha dato risposta negativa al ricorso presentato da 17 genitori per far ripartire in Veneto la didattica in presenza nelle scuole superiori; sempre giovedì il governatore Luca Zaia ha confermato la validità dell'ordinanza in vigore almeno fino al 31 gennaio e annunciato che le scuole riprenderanno in presenza quando lo consentirà la situazione epidemiologica (non è da escludere un ulteriore rinvio). È così che gli studenti si sono nuovamente mobilitati stamattina, a Mestre, prima manifestando e poi occupando l'edificio in disuso dell'ex Cup, facente parte del compendio del vecchio ospedale Umberto I.

La protesta degli studenti a Mestre

La richiesta alle autorità, in questo caso alla Regione, è sempre la stessa: riaprire le scuole in sicurezza. All'interno dello spazio in disuso del vecchio centro unico prenotazioni, gli attivisti si sono alternati tra vari dibattiti. «È passato un anno, - si lamentano gli studenti - si è parlato di riaprire centri commerciali e piste da sci, ma le scuole no! Sappiamo che una delle soluzioni su cui bisognerebbe investire sono gli spazi, per risolvere il problema delle classi pollaio e migliorare la didattica, ma vediamo che la priorità non è data alle scuole».

Spazi ai giovani

La protesta, inoltre, si ricollega ad altre istanze portate avanti dagli studenti mestrini negli ultimi anni, soprattutto l'esortazione a riqualificare gli spazi in disuso (come, appunto, quelli dell'ex ospedale) concedendoli alla comunità. In passato giovani attivisti avevano già occupato l'edificio dell'ex Cup in risposta allo sgombero del "laboratorio Loco", un locale abbandonato in via Piave che per lungo tempo era stato occupato e trasformato in punto di incontro. Pochi giorni fa un gruppo di studenti aveva promosso un "tour" dei luoghi in disuso della città. «Quello di oggi è un segnale per porre l'attenzione sul fatto che nella nostra città manca uno spazio in cui i giovani possano trovarsi, parlare e scambiare idee, nonostante i tanti edifici sfitti e vuoti» spiega Elena Carraro del Collettivo Loco.

Lezioni autogestite

Fino al tardo pomeriggio, all'interno dell'ex Cup, i manifestanti hanno programmato workshop e "lezioni alternative". Tra i temi trattati: la questione climatica, la pandemia in corso, l'ambiente, l'educazione sessuale e il rispetto delle differenze. «Sono tutte tematiche che vorremmo venissero introdotte nelle scuole. Le lezioni si tengono nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, perciò vogliamo dimostrare che è possibile organizzare iniziative di questo tipo mantenendo, allo stesso tempo, le giuste precauzioni anticovid» racconta Maria Mingardi del Coordinamento Studenti Medi di Venezia e Mestre. L'occupazione dovrebbe concludersi al termine delle conferenze.

La mobilitazione si svolge in contemporanea con altre iniziative analoghe, organizzate sempre dagli studenti in diverse città del Veneto: Treviso, Padova, Vicenza. Tutti chiedono maggiori attenzioni e fondi per le scuole, per un ritorno in sicurezza alle lezioni in presenza.

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