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"Legalità": striscioni sui palazzi, a Mestre si accendono le proteste contro la "moschea"

Il centro culturale di via Fogazzaro nuovamente bersaglio di polemiche. Presto potrebbe arrivare la chiusura. Era frequentato per le preghiere da uno dei presunti terroristi kosovari

"Via Fogazzaro insorge contro l'illegalità e l'illegittimità della moschea e contro il silenzio della pubblica amministrazione": l'annuncio accompagna la protesta messa in scena martedì da alcuni cittadini mestrini. Il tutto è stato documentato e riportato sulla pagina Facebook del comitato Marco Polo, gruppo che da tempo si batte contro la presenza del centro culturale islamico adibito a luogo di culto. Una presa di posizione che ha ottenuto l'appoggio di diversi residenti, ma che certo non aiuta il dialogo tra chi chiede solo di pregare e chi, invece, la pensa diversamente: "Perché il rumore e il vociare dà molto fastidio - dichiarano gli inquilini del palazzo - A volte si mettono a pregare anche alle 5 del mattino. Secondo il loro credo. Noi non abbiamo niente contro di loro, ma chiediamo di poter vivere in pace".

STRISCIONI E LENZUOLA: "SINDACO AGISCI" - Così, dopo una serie di denunce e proteste, i residenti in mattinata hanno esposto sulle finestre del palazzo e di un altro immobile attiguo striscioni che inneggiano alla legalità. La "moschea" era anche frequentata per le preghiere da almeno uno dei presunti terroristi islamici kosovari accusati di aver ipotizzato un attentato al ponte di Rialto. "La nostra iniziativa - ha spiegato Mara Ranucci, portavoce dei residenti della via - non è contro le persone e il credo religioso, ma per il mancato rispetto delle regole. A cominciare da quelle condominiali. Non si può pregare la notte o la mattina presto con altoparlanti a tutto volume - rileva - Mentre, proprio sopra quello che dovrebbe essere un negozio, la gente cerca di dormire". Un malumore generato anche dal fatto che, per Ranucci, la legalità è tradita dall'assenza nel locale di minime misure di sicurezza. Nel mirino del Comune, da questo punto di vista, l'agibilità dei bagni e il sistema di aria condizionata.

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RISCHIO CHIUSURA - Non per niente il 31 marzo gli agenti della polizia municipale hanno eseguito un sopralluogo sul posto, mentre dentro si pregava. Era venerdì, giorno di preghiera per l'Islam, ma anche giorno di scadenza dei 3 mesi di tempo per mettere a norma la struttura. Ne è seguita una segnalazione agli uffici di Ca' Farsetti. Dopo i tempi tecnici la decisione dell'amministrazione potrebbe essere di chiudere la struttura. Lo si saprà tra pochi giorni. Il problema è che il locale ha destinazione d'uso commerciale, ma una volta entrati gli agenti hanno rilevato che lì si faceva ben altro. Si pregava. "Stiamo facendo diverse riunioni - dichiara l'assessore alla Sicurezza, Giorgio D'Este - perché il problema non è di facile soluzione. Serve equilibrio, anche alla luce dei recenti arresti. Cerchiamo di chiudere il cerchio". L'amministrazione comunale non ha visto di buon occhio l'iniziativa dei residenti. O meglio, gli striscioni erano tutti firmati Cmp, Comitato Marco Polo a difesa del cittadino. In questo modo, si commenta a Ca' Farsetti, si esasperano gli animi e diventa tutto più difficile.

LA RISPOSTA DELLA COMUNITA' BENGALESE - "Noi lì dentro ci preghiamo e basta - ha dichiarato il portavoce della comunità bengalese, Kamrul Syed - La sicurezza la chiediamo anche noi, non solo loro. Se c'è degrado per la strada noi non ci possiamo fare nulla. E' questione della polizia. In questo modo l'integrazione non viene aiutata, perché è una cosa visibile da tutti. Di cui parla tutto il quartiere".

IL PREFETTO: "RISPETTARE LE NORME" - Sulla questione martedì mattina è intervenuto anche il prefetto Carlo Boffi, mantenendo toni piuttosto diplomatici: "E' una situazione piuttosto complessa - ha spiegato - Perché innanzitutto devono essere rispettate le regole. Bisogna trovare un equilibrio tra integrazione e rispetto delle specificità, un processo che deve essere reciproco: i frequentatori devono rispettare il nostro territorio, le nostre regole e la nostra mentalità".

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