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Giovedì, 20 Gennaio 2022
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Marcia dei pendolari alla stazione di Mestre, rabbia contro Trenitalia

Il comitato di Quarto d'Altino ha portato i lavoratori armati di megafoni e striscioni davanti agli uffici della società di trasporti per protestare

Sono arrivati davanti alla stazione ferroviaria di Mestre alle 13.30, armati di striscioni, cartelli e megafoni per protestare contro ritardi, soppressioni e tagli dei treni. Sono i pendolari del Veneziano, organizzati dal comitato di Quarto d'Altino, che lunedì nel primo pomeriggio hanno fatto sentire la loro voce alla dirigenza di Trenitalia.

ASSALTO AL TRENO: pendolari furibondi "dirottano" un Intercity

IN MARCIA – Dopo essersi trovati davanti alla stazione di Mestre e aver appeso i loro cartelli all'ingresso, le decine di pendolari “arrabbiati” si sono messi in marcia in direzione degli uffici della società di trasporti. Per quasi mezz'ora via Trento, in direzione della tangenziale di via Miranese, è stata bloccata: camion e auto di polizia e municipale deviavano i veicoli verso le strade laterali per lasciare spazio ai manifestanti che procedevano a passo spedito dietro gli slogan scritti sugli striscioni. “TrenitaGlia Venezia-Portogruaro”, “Corrispettivo tra Regione e Trenitalia?” “No a multe, sì a nuovi treni”.

I pendolari protestano contro Trenitalia: tutte le foto

RITARDI E TAGLI – Supportati dal sindaco di Quarto d'Altino Silvia Conte e dai due coordinatori del comitato Luciano Ferro e Gianni Foffano, i manifestanti sono arrivati infine davanti agli uffici passando per via Podgora. A parlare con i rappresentanti della società di trasporti sono andati proprio i leader della protesta, mentre fuori è rimasto il picchetto dei pendolari. I manifestanti si lamentano dei tagli alle corse mattutine e serali, che impediscono a chi lavora la mattina presto di poter arrivare in orario, ma anche dei continui ritardi, di autobus sostitutivi che spesso, secondo loro, "non conoscono neppure la strada". Dito puntato contro la sporcizia e il degrado sia nei vagoni che nelle stazioni. Nel mirino finisce la proposta degli orari cadenzati, che toglierebbero corse nelle ore più critiche. Non piace neppure il progetto del tram, che induce ad acquistare diversi biglietti, autobus e mezzi sostitutivi per arrivare in luoghi relativamente vicini. Il coro è unanime: “Se continuiamo ad arrivare in ritardo perché mancano i treni – dicono i pendolari – saremo presto licenziati. Come possiamo fare se nessuno ci viene incontro?”.

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