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"In Veneto scomparirà l'Epatite C": nuove cure per le malattie infettive

Sabato a Mestre il III congresso Triveneto, con i saluti del dottor Enzo Raise. "Eradicare il virus Hcv significa far scomparire cirrosi epatiche e tumori"

Le nuove frontiere della cura alle malattie infettive approdano a Mestre: sabato 31 ottobre, nell’auditorium del padiglione Rama, si tiene il III congresso triveneto di malattie infettive. I temi che saranno discussi dagli specialisti - ci sono infettivologi, internisti, anestesisti, cardiologi, gastroenterologi - sono due: le infezioni correlate all’assistenza ospedaliera del paziente, e la nuova cura dell’Epatite da Virus C (Hcv), anche in collegamento all’Hiv. L’evento è organizzato dal dottor Enzo Raise, che ha recentemente lasciato l’incarico di primario di Malattie Infettive della Ulss 12 veneziana, e dal dottor Sandro Panese, attuale facente funzioni.

Infezioni collegate all’assistenza ospedaliera. Nelle infezioni collegate all’assistenza ospedaliera i batteri divengono sempre più resistenti agli antibiotici: accade in particolare con i batteri Klebsiella P., Acinetobacter B., Pseudomonas A., che sono capaci di colonizzare i pazienti e creare gravi patologie anche al di fuori degli ospedali, ossia nelle case di riposo e nelle strutture riabilitative. Non vi è sufficiente ricerca di nuovi antibiotici a livello mondiale e i batteri, in alcuni casi, stanno sviluppando una resistenza totale (panresistenza) agli attuali antibatterici. È necessario quindi impegnarsi nella ricerca di terapie sperimentali che determinino una svolta.

La nuova cura dell’Epatite da Virus C (Hcv). È la nuova frontiera della terapia antivirale, e nel quadro del congresso saranno forniti i dati sulle guarigioni. I primi dati dimostrano che le persone in stadio avanzato di malattia (F4) che avevano fallito con le precedenti cure (Interferone e Ribavirina) e vengono trattati ora con farmaci come Sofosbuvir, Simeprevir, Daklatasvir, Ribavirina, associati in modo variabile a seconda del genotipo di Hcv (1a, 1b, 2 etc), raggiungono la guarigione almeno nel 70% dei casi; vi è la prospettiva che con nuove associazioni si giunga al 90%. Si concretizza quindi la possibilità di una eradicazione del virus dal territorio veneto quando tutti i pazienti saranno trattati. La rigenerazione del fegato, una volta eradicato il virus, si compie in circa 5 anni e farà scomparire la cirrosi epatica, il cancro del fegato (Hcc) riducendo progressivamente il numero dei trapiantati per questa causa.

Ancora presente l’infezione da Hiv. L’Hiv continua a essere presente in Veneto con 284 casi nel 2013, dato in calo rispetto al 2012 ma pur sempre elevato. Si diffonde attraverso la trasmissione per via eterosessuale/ omosessuale/bisessuale nell’età compresa tra i 35 e 40 anni. Diminuiscono quindi i casi tra coloro che hanno 18-20 anni, mentre aumentano nell’età matura. È possibile ipotizzare che l’aumento delle separazioni e divorzi in questa fascia di età incrementi il numero di adulti in cerca di un partner o una partner, con conseguente incremento dei rapporti a rischio. La diagnosi dell’infezione da Hiv avviene tuttora tardivamente soprattutto per una perdurante sottovalutazione del rischio da parte degli utenti. Restano invece fondamentali la responsabilità dei comportamenti nella scelta del partner e l'uso delle precauzioni. La proposta europea (EACS), da attuarsi immediatamente e in prospettiva 2020, è il raggiungimento del cosiddetto obiettivo 90-90-90: ossia su 100 pazienti con infezione da Hiv riuscire a diagnosticarne 90, a trattarne 90 e a ottenere soppressione virologica per 90; si otterrà così la riduzione del serbatoio dell’infezione, il trattamento precoce dei pazienti, e quindi una trasmissione dell’infezione dell’Hiv che si ridurrà sino ad annullarsi.

Il Virus Hcv associato all’Hiv. La terapia per l’Hiv, che oggi prevede associazioni variabili di tre farmaci che colpiscono il virus in vari stadi di replicazione, ha determinato la netta riduzione della mortalità dal 95% del 1995 all’ 1% del 2015. Il fattore che determina ancora mortalità è il Virus Hcv che, associato all’Hiv nel 52% delle persone sieropositive, determina un’accelerazione dell’epatite cronica portando il paziente alla cirrosi e quindi alla morte. I nuovi farmaci per l’Hcv hanno efficacia anche nella doppia infezione con Hiv. I risultati in corso sono lusinghieri e potranno determinare una sopravvivenza maggiore non più condizionata da Hcv. Oggi la lunga vita delle persone Hiv comporta maggiori problemi cardiovascolari collegati sia all’età che all’aspetto metabolico e infiammatorio per cui si adotteranno strategie terapeutiche con nuovi farmaci per limitare questo impatto. L’impegno della Regione Veneto che, tra le prime in Italia e con un importante sforzo economico, ha autorizzato l’uso dei farmaci anti Hcv, avrà come risultato la guarigione di pazienti che anni fa – l’Hcv è stato scoperto nel 1989 – avevano contratto l’infezione con emotrasfusioni, prodotti del sangue per emofilici, cure stomatologiche, tatuaggi, interventi chirurgici, rapporti sessuali.

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