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Matteo Renzi (©TM News Infophoto)

Matteo Renzi (©TM News Infophoto)

Strage dei migranti, Renzi salta il comizio a Mestre e torna a Roma

Il presidente del Consiglio domenica avrebbe dovuto lanciare le candidature di Felice Casson per Ca' Farsetti e di Alessandra Moretti alla Regione

Alla fine il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo la visita a Mantova, ha deciso di tornare a Roma. E' saltata quindi la sua visita a Mestre. L'ennesima tragedia del mare è una sciagura che non può che scompaginare l'agenda di un premier, con settecento persone che hanno perso la vita nel canale di Sicilia. Il capo del Governo ha quindi preferito tornare nella Capitale per coordinare e seguire in prima persona i soccorsi, dopodiché nel primo pomeriggio è stata indetta una conferenza stampa.

L'annuncio proprio mentre il Teatro Toniolo di Mestre si stava riempendo in ogni ordine di posto in vista del suo discorso previsto per mezzogiorno, in cui il segretario del Partito Democratico avrebbe dovuto lanciare la candidatura del senatore Felice Casson a sindaco di Venezia e di Alessandra Moretti a presidente della Regione. "Il premier ha saputo dell'accaduto nel Canale di Sicilia ed è ritornato ai propri impegni istituzionali, come doveroso, rinunciando a essere qui a Mestre". Così il segretario regionale del Pd Roger De Menech ha spiegato ai giornalisti la decisione del capo del Governo. "Il cambiamento di programma - ha sottolineato - è un grande segno di responsabilità perché i morti vengono prima di una campagna elettorale; sarebbe assurdo e indecoroso che qualcuno strumentalizzasse la scelta del premier di fronte alla gravità di quanto accaduto. Per noi i doveri istituzionali - ha concluso - vengono prima di ogni altra cosa, specie se si è oltre che segretari di un partito presidenti del Consiglio". Una decisione presa "collegialmente", come ha sottolineato anche dal candidato Felice Casson: "Doveroso. Rinviamo l'incontro con lui in un secondo momento. Gli ho chiesto di essere qui per l'inaugurazione del padiglione dell'Expo (prevista per il 3 maggio, ndr)".

Sul palco quindi per primo è salito il candidato sindaco a Venezia Felice Casson. Il senatore ha ricordato che "non si può reagire con le navi da guerra, i migranti vanno aiutati con intelligenza e capacità". Diversi i temi centrali affrontati dall'ex magistrato, che ha focalizzato il suo discorso su sicurezza e territorio. "Abbiamo deciso di mettere la nostra sede in piazza Donatori di Sangue non a caso - ha dichiarato Casson. Questa è la posizione a metà tra la positività di Piazza Ferretto e le zone più problematiche". Passando al problema delle grandi navi invece, Felice Casson ha ribadito come la ricerca di un'alternativa allo scavo del Canale Contorta sia una delle priorità della sua eventuale giunta. "È in malafede chi dice che vogliamo eliminare la croceristica dalla nostra città, noi vogliamo dei progetti alternativi. Il Contorta sarebbe devastante, ed è contrario alle norme vigenti. Noi vogliamo altri progetti che salvaguardino sia l'occupazione che la laguna, ne vogliamo uno che funzioni". Il discorso di Casson si è concluso con una promessa: "Aspettiamo il premier Renzi qui, per dirgli pubblicamente queste cose e fargli prendere sempre pubblicamente degli impegni per la nostra splendida, complessa, città".

I presenti inoltre, hanno anche dato vita a un minuto di silenzio per rispetto alle vittime.

Da più parti alla vigilia dell'arrivo di Renzi a Mestre si erano alzate richieste e appelli. Lamentele, polemiche e un'atmosfera elettorale che era lievitata di tono. Con la candidata sindaco Francesca Zaccariotto (certo non vicina al Pd) che sabato aveva attaccato il presidente del Consiglio, dichiarando che "avrebbe dovuto essere presente nei giorni dello scandalo Mose". Tutto il Partito Democratico invece, e ci mancherebbe altro, si è schierato unito con il "capo". A livello regionale e locale. Con Felice Casson che aveva dichiarato di essere sicuro che il "premier aiuterà Venezia".

LA DIRETTA DELL'EVENTO PD AL TONIOLO (YOUDEM TV)

I settecento posti del Teatro Toniolo si sono riempiti in pochi minuti, mentre all'esterno le operazioni di sicurezza sono state serrate. Ai giornalisti accreditati è stato chiesto di presentarsi all'ingresso, davanti al bar "Dietro le Quinte" almeno un'ora prima. Alle undici. Identiche istruzioni per gli altri rappresentanti che volevano assistere di persona al discorso del premier. Poi annullato, anche se naturalmente l'evento mestrino è comunque continuato con gli interventi degli altri esponenti del Pd.

Dalle prime ore di domenica mattina il centro mestrino è stato blindato dalle forze dell'ordine per far sì che le contestazioni non mettessero in pericolo la sicurezza pubblica. Ad attendere l'arrivo di Matteo Renzi una "rumorosa" rappresentanza degli "Autorganizzati" del mondo della scuola. I Cobas hanno messo a punto la propria protesta nei giorni precedenti attraverso i social network, tra precari, docenti e genitori. Hanno voluto far sentire la propria voce, per niente convinti del progetto sulla "buona scuola" lanciato dal Governo. Contratti precari e poca stabilità: "La laguna affonda, Renzi risponda", si leggeva su uno striscione. Abiti neri e foulard azzurro, con in mano un cartello con un numero. A testimonianza del fatto che loro si sentono trattati non come una persona dall'Esecutivo. Mugugni anche contro il Jobs Act da privati cittadini, mentre una rappresentanza del gruppo elettorale che fa capo alla Zaccariotto si era presentato con una lettera da consegnare al capo dell'Esecutivo. L'altro candidato del centrodestra, Luigi Brugnaro, invece era a Venezia per inaugurare l'ennesima sede del suo comitato elettorale.

A mettere i punti sulle "I" sono stati anche gli industriali lagunari: Confindustria ha acquistato una pagina sui quotidiani locali usciti domenica pubblicando una lettera aperta in cui si punta il dito contro la decisione del Consiglio di Stato sulla vicenda degli sgravi contributivi tra il 1995 e i 1997: "Potrebbe avere conseguenze drammatiche sulle nostre imprese - si legge - Il tempo sta ormai per scadere e la sorte di 162 aziende veneziane è appesa a un filo. Parliamo di aziende che hanno agito nel rispetto di una legge dello Stato, beneficiando di sgravi decisi e voluti dallo Stato e che si sono assunte rischi e responsabilità per strutturarsi e per creare benessere e lavoro. A queste aziende, a distanza di oltre 18 anni, quello stesso Stato impone di restituire quanto ricevuto, addirittura calcolandoci interessi e aggio. Questo - continua l'appello - in un periodo difficile come l'attuale, comporterà conseguenze pesantissime per l'equilibrio socio-economico e occupazionale del nostro territorio. Parliamo di intere filiere produttive localizzate entro il perimetro lagunare. La quota capitale da restituire all'INPS ammonta a circa 30 milioni di euro. Se le aziende soccombessero anche per gli interessi e l'aggio, l'importo complessivo sarebbe di circa 90 milioni di euro. Questa lettera - concludono gli industriali - è un richiamo a lei, presidente Renzi, affinché la politica si faccia carico della questione e si attivi per risolverla proprio nell'ottica della nuova governance della città metropolitana".

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