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Aggressione in Riviera XX Settembre, è stata una spedizione punitiva

Una vendetta per un'aggressione della scorsa settimana. Prefetto: «Provvedimenti anche per i genitori». Questore: «Serve intervento a livello sociale»

Riviera XX Settembre

Una spedizione punitiva per vendicarsi di un pestaggio avvenuto qualche giorno prima. Ci sarebbe questo dietro all'aggressione avvenuta lunedì nel tardo pomeriggio in Riviera XX Settembre a Mestre. Quella che, inizialmente, sembrava una maxi rissa tra giovanissimi, con le indagini della polizia locale - che sono ancora in corso - si è rivelata, invece, una spedizione organizzata. Una vendetta a seguito di un precedente pestaggio, che risale a circa una settimana fa, quando un gruppo di ragazzi italiani aveva picchiato un giovane albanese in tram. 

La vendetta

Una dozzina di amici della vittima, per vendicarsi, avrebbe pianificato l'aggressione di lunedì sera ai danni di un 20enne italiano, che è finito all'ospedale con una ferita alla testa dopo essere stato colpito con dei bastoni. Il tutto in pieno centro città. La polizia locale, che stava presidiando la zona, ha fermato subito uno dei responsabili: un 16enne albanese. Sono ancora in corso, però, le indagini per identificare tutti i ragazzini coinvolti, minorenni e non, che adesso rischiano una denuncia e non solo. Gli accertamenti sono già a buon punto, anche perchè molti dei giovani sono già noti alle forze dell'ordine e alle spalle hanno situazioni familiari complesse. Compreso il ferito che, a dicembre, aveva preso parte alla rissa avvenuta in campo Bella Vienna a Venezia.

Ragazzini che non si fermano nemmeno davanti alle forze dell'ordine che sono a pochi passi da loro. Lunedì sera, infatti, la zona dell'aggressione era presidiata dalla polizia locale, che si trovava nelle vicinanze, e nell'ultimo periodo i controlli sono stati intensificati proprio per prevenire episodi di questo tipo, come quello che risale a qualche giorno fa: una 30enne cinese, uscendo dal centro commerciale Le Barche, è stata inseguita e picchiata da una baby gang. Una vicenda, questa, che non ha però collegamenti con quella di Riviera XX Settembre.

Il Prefetto: «Provvedimenti anche per i genitori»

Nel ricordare che il fenomeno delle cosiddette baby gang non riguarda solo Venezia e Mestre ma tutte le città e anche i piccoli centri, il prefetto Zappalorto sostiene che, forse, «il Governo dovrebbe prendere in mano la situazione e chiedersi come mai c’è questa recrudescenza di episodi che riguardano i minori e pensare che qualcosa di più potrebbero farlo le famiglie - dice Zappalorto -. È necessario prendere provvedimenti anche per i genitori perché la responsabilità è loro. Perché il genitore non viene chiamato in causa per rendere conto di quello che ha fatto il figlio? Se, poi, il genitore è straniero, andiamo a controllare il permesso di soggiorno e glielo revochiamo. Ci vuole un po’ di rigore». Il Prefetto già nei giorni scorsi aveva «invocato» il lockdown, dopo che con l'avvio della zona gialla tra Venezia e Mestre si erano creati molti assembramenti in corrispondenza di alcuni locali. «Più di quello che stiamo facendo non possiamo fare, se c'è qualcosa che si può fare non tocca alle forze dell'ordine - dice -. Tocca ai ragazzi capire che non devono fare certe cose e se non lo capiscono serve il lockdown, l’unica maniera per far comprendere che non si va avanti così è chiuderli dentro casa».

Il Questore: «Provvedimenti restrittivi, ma serve vigilanza sociale»

Episodi come quello di lunedì sera sono espressione di un «forte disagio sociale che l'emergenza Covid probabilmente ha incrementato - dice il questore di Venezia, Maurizio Masciopinto -. Non abbiamo la percezione che ci sia un ritorno delle baby gang, sono più fenomeni isolati, piccoli gruppetti». Il questore, come già accaduto in passato, interverrà con provvedimenti restrittivi nei confronti dei responsabili delle aggressioni (dai fogli di via alle sorveglianze speciali, ecc), ma «sono fenomeni che vanno affrontati con immediatezza. Questi sono ragazzi che sono già oggetto di attenzioni da parte dell'assistenza sociale ed è importante che ci sia una vigilanza da parte di chi è preposto all’attività sociale - aggiunge Masciopinto -. Un anno e mezzo fa siamo intervenuti con duri provvedimenti e oggi di quei ragazzi non si sente più parlare dal punto di vista criminale, però sarebbe interessante un monitoraggio. Quando scadranno le misure restrittive, cosa faranno questi ragazzi? Il monitoraggio deve portare a soluzioni tali da evitare che tra dieci anni questo disagio sociale sfoci in un fenomeno criminale».

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