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La banchina a Punta San Giuliano

La banchina a Punta San Giuliano

Il fondale a San Giuliano si riduce rapidamente: -18 centimetri d'acqua in 3 anni

Le nuove misurazioni effettuate dalla consulta lagunare nei giorni scorsi mostrano cifre preoccupanti, le barche delle società sportive faticano a navigare. «Bisogna scavare i canali e liberare gli archi del ponte della Libertà. Se non ci muoviamo si interra tutto»

Il livello dell'acqua davanti a punta San Giuliano si riduce a velocità preoccupante e le società sportive faticano sempre più a mettere le barche in acqua: tra un anno si rischia di arrivare al risultato paradossale di un polo nautico nuovo di zecca senza la possibilità di navigare. I dati rilevati nei giorni scorsi dalle squadre della consulta lagunare del polo nautico mostrano ciò che era già evidente: il processo è accelerato, portando alla perdita media di 18 centimetri di fondale in poco più di tre anni.

Interramento anche colpa della pandemia

Questo anche a causa di alcuni fattori entrati in gioco di recente, riepilogati dal portavoce della consulta, Paolo Cuman, e dall'ingegner Giovanni Cecconi: «Con la pandemia si è ridotto il traffico delle barche a motore, che con le loro eliche contribuivano a dragare il fondale; allo scarico delle Rotte le chiuse sono state tutte spalancate e ora l'Osellino trasporta una maggior quantità di fanghi in laguna; infine, i pochi archi del ponte della Libertà liberati dai detriti hanno modificato le correnti, portando i fanghi a depositarsi proprio a ridosso delle rive di San Giuliano, nel Seno della Seppa e nel canale di San Secondo».

Navigabilità a rischio

I rilievi batimetrici compiuti pochi giorni fa, il 28 aprile, si sono concentrati proprio in queste tre zone. «Il processo di interramento è preoccupante - spiega  Cecconi - la profondità dell'acqua si è ridotta notevolmente e ora, con una bassa marea tipica, abbiamo un fondale di appena 20 centimetri». In pratica, specifica Cuman, «significa che vai fuori e la barca si arena, oppure in canoa non riesci a pagaiare. Si fatica anche a mettere giù le barche». «Dobbiamo sempre controllare le maree prima di uscire - aggiunge - mentre fino a 10-15 anni fa, anche con bassa marea, si riusciva a navigare sopra la secca. Vale per tutti i tipi di barche: canoe, vela, imbarcazioni venete».

Le soluzioni

Cosa si può fare, allora? «Per uscire in libertà, veleggiare e andare a remi sulla secca senza essere bisognerebbe rimuovere 50 centimetri di sedimento - riepiloga Cecconi - Non si può fare ovunque, ma almeno si potrebbe creare un "corridoio" per permettere le attività sportive». Il tutto in attesa di interventi più vasti: «Abbiamo chiesto fondi europei per un progetto da 8 milioni di euro che prevede la pulizia di 37 varchi del ponte della Libertà dalle ostriche che li ostruiscono: così avremmo finalmente un vero circolo d'acqua a San Giuliano e, con le ostriche asportate, si potrebbero creare argini a protezione delle canalette di navigazione».

Appello alle istituzioni

«Vogliamo stimolare un intervento pubblico - dice Augusto Gandini, presidente della Canottieri Mestre -. L'amministrazione comunale ha dimostrato sensibilità su questi temi e si è sempre attivata per quanto di propria competenza. Ma gli interventi sulla laguna dipendono dal provveditorato alle opere pubbliche, quindi dal ministero delle Infrastrutture, che si muove in maniera più lenta». Bisogna sbrigarsi, però, prima che un pezzo della laguna nord diventi terraferma.

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