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San Giuliano Marcon

"Troppi giorni di malattia per le chiemio", elettricista licenziato

O.B., "eroe" 52enne che salvò una donna tuffandosi nel Marzenego a San Giuliano in barba ai tumori, il 29 aprile si è trovato disoccupato

Era il 24 luglio. Quasi un anno fa. O.B., elettricista 52enne di Marcon, nonostante da sette anni convivesse con gravi problemi di salute, con cicli di chemioterapia, con tumori, non esitò a mettere a repentaglio la sua vita. Si tuffò da incosciente (aveva tutto da perdere nella sua situazione) per salvare una 42enne di Spinea che si era gettata nel Marzenego dal cavalcavia di San Giuliano. Voleva uccidersi. Grazie a Biancato, però, si potè non parlare di tragedia.

L'EROE DI SAN GIULIANO, SI TUFFA E SALVA UNA DONNA

"Mio marito è stato la sola persona a muoversi, e ce n'erano sul cavalcavia. Non so in che Paese viviamo", commentò al tempo la moglie del 52enne. La stessa moglie che, però, il 29 aprile ha dovuto consolare il suo uomo dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento per la ditta mestrina per la quale lavorava. Un fulmine a ciel sereno. Motivo? "Ha esaurito i giorni di malattia concessi in tre anni (sono 274, ndr) per potersi curare - spiega la moglie - è stato operato a giugno scorso, poi ha cominciato una prima fase di tre cicli di chemioterapia che non sono andati bene".

La trafila è lunga. Dentro e fuori dall'ospedale. Anche perché serve tempo per riprendersi dalle sedute. Per rimettersi in forze. "Tra novembre e dicembre siamo stati nel limbo perché non si capiva che terapie effettuare. A metà febbraio c'è stato un nuovo ricovero, perché la malattia è ripresa", racconta la moglie. Il countdown quindi è scattato di nuovo. Inesorabile. Poi la decisione inaspettata dell'azienda. Il licenziamento. "Il 24 maggio mio marito dovrà sottoporsi al sesto ciclo di chemio - racconta la donna - se la tac fosse andata bene lui aveva tutta l'intenzione di tornare al lavoro".

Oliviero Biancato quindi è rimasto "vittima" dell'articolo 19 del contratto collettivo dell'industria metalmeccanica, che norma il cosiddetto "periodo di comporto". Una pensione d'invalidità, naturalmente, c'è. "Non è una questione economica - spiega la moglie - ma di avere almeno il diritto di ammalarsi. Pensi che mio marito voleva rientrare al lavoro e lasciar perdere le terapie. Se per curarsi si perde il posto, allora uno per che cosa lotta a fare".

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