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Negozi e locali: in centro a Mestre un'attività sospesa, sequestrati 200 chili di alimenti

Dopo la retata del 10 luglio al lavoro una squadra interforze per ispezionare esercizi pubblici o commerciali. Trovati 7 lavoratori irregolari e 1 in nero. Sanzioni totali per 8.400 euro

C'è la repressione, ma c'è anche la volontà di "ripulire" l'area mestrina anche dal punto di vista amministrativo. L'operazione "San Michele", che ha portato all'arresto di trenta persone accusate di associazione a delinquere per traffico di stupefacenti, è continuata in questi giorni anche sotto altre forme. Fin da subito, infatti, mentre le forze dell'ordine pattugliavano il "quadrilatero" del quartiere Piave di Mestre per garantire l'ordine pubblico, ha "battuto" le strade della zona della stazione anche una squadra interforze tra polizia di Stato, Ulss 3, Ispettorato del Lavoro, polizia locale e vigili del fuoco. Obiettivo restituire una legalità a tutto tondo, anche in fatto di salubrità delle merci e di norme di sicurezza nel mondo del lavoro e di regolarità dei contratti d'impiego.

Un'attività sospesa per lavoro nero

I risultati non sono mancati: sono state controllate 21 attività, tra cui 11 esercizi pubblici e 10 esercizi commerciali. Tra queste le 3 attività sospese per un mese martedì scorso durante la retata in via Monte San Michele. Un centro massaggi cinese è stato invece chiuso (ha già riaperto sanando la situazione) per la presenza di lavoratori in nero sopra la soglia del 20% sul totale (sarebbe una sola la persona trovata senza alcuna forma di contratto).

Sequestro di 200 chili tra carne e pesce

Tra gli esiti più eclatanti, inoltre, c'è stato il sequestro di 200 chili di alimenti di un locale, tra carne e pesce, che non è riuscito a dimostrarne la provenienza: non c'erano i documenti che certificassero la filiera. In totale sono stati notificati 20 verbali di accertamento di violazioni, sia di natura amministrativa, sia penale, e 17 diffide amministrative (una sorta di cartellino giallo permettendo così di mettersi in regola evitando sanzioni). Sono 3 le situazioni ancora in corso di accertamento. 

L'ispettorato del lavoro

Per quanto riguarda l'Ispettorato del lavoro, sono state ispezionate 17 aziende. Detto della sospensione per lavoro nero, in totale sono state 9 le realtà contraddistinte da irregolarità, sia per il rapporto d'impiego del lavoratore (7 irregolari), sia per il fatto che ci fossero riprese interne senza autorizzazione (potendo quindi controllare i dipendenti). La polizia locale, inoltre, ha notificato 4 verbali e alcune diffide a mettersi in regola per mancanza della Scia, la segnalazione certificata di inizio attività, o, per esempio, per mancata affissione del listino prezzi. Si tratta di irregolarità che saranno sanate con una sanzione amministrativa.

Le multe

Il sequestro da 200 chili di alimenti, con conseguenti 2 multe da 1.500 euro ciascuna, è stato chiesto dal dipartimento di prevenzione dell'Ulss 3 "Serenissima": controllati dal Sian 5 attività di ristorazione e 1 albergo, mentre lo Spisal ha messo nel mirino sempre un locale pubblico e un hotel, riscontrando irregolarità. In 9 casi, invece, la situazione è al vaglio. Contestate sanzioni per 2mila euro per "mancanza del manuale di autocontrollo Haccp" e relative procedure previste nel processo produttivo degli alimenti; per 2mila euro totali per carenze igienico sanitarie dei locali e delle attrezzature. Pari importo anche per il mancato rispetto delle norme previste dal decreto legislativo 193/07 nella produzione e distribuzione degli alimenti. 

Normative e sistemi antincendio

Ad attirare l'attenzione dei vigili del fuoco, invece, sono stati il rispetto delle normative antincendio e la sicurezza sui luoghi di lavoro. I pompieri hanno partecipato al controllo di 19 realtà su 21. In 8 sono state riscontrate irregolarità. Nello speficico non sono usciti indenni 3 alberghi su 5 e nessuno dei 3 ristoranti in cui il team interforze ha messo piede. I problemi hanno riguardato soprattutto il sistema o il non perfezionamento del rilascio della certificaizone antincendio. A ciò si aggiunge l'eventuale mancata manutenzione delle vie di fuga

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