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Sfuma il rinnovo del contratto, cassa integrazione per 50: sciopero nella sanità privata

Cgil, Cisl e Uil: «Gap salariale di 200 euro al mese rispetto ai colleghi della sanità pubblica». Fondo di integrazione salariale «applicato in modo discriminatorio» a Villa Salus

Villa Salus, foto di archivio

Chi ha seminato bene, trovandosi nel pieno della pandemia come operatore sanitario, vuole raccogliere bene. Ma i lavoratori della sanità privata veneziana ritengono che questo non stia avvenendo. Tramite i sindacalisti delle confederali che li rappresentano, cioè Giancarlo Da Lio della Cgil, Tommaso Gaspari della Cisl e Francesco Menegazzi della Uil, hanno programmato uno sciopero per il 18 giugno prossimo. «Tredici anni di mancato rinnovo del contratto Aris-Aiop hanno creato un gap salariale di 200 euro al mese rispetto ai colleghi della sanità pubblica».

Mancato rinnovo del Ccnl

«Sono professionisti che ogni giorno erogano servizi di qualità che vanno a integrare l’offerta delle Ulss. Le associazioni datoriali, dopo lunghissime trattative durate mesi, ancora sostengono di non essere nelle condizioni di sottoscrivere il nuovo Ccnl (contratto collettivo nazionale di lavoro). Lo sciopero del 18 giugno sembra ormai inevitabile - scrivono Da Lio, Gaspari e Menegazzi - Non è possibile far guadagni, anche attingendo dalle casse del sistema sanitario nazionale, e contemporaneamente dimenticarsi dei lavoratori. Un peccato questo ennesimo stop delle trattative ora che nel Veneziano cominciavamo a respirare un clima di maggiore collaborazione tra parti sociali e ospedalità privata, in emergenza Covid».

Il Fis

Per i sindacati non è decollata neppure la trattativa con l'ospedale Villa Salus: «dopo settimane di discussione non si è trovato un punto d'incontro sulle modalità di avvio del Fis (Fondo integrazione salariale)». La decisione dell’azienda, spiegano, è stata quella di mettere 50 lavoratori su un totale di 250 dipendenti in cassa integrazione. «Inaccettabile - sostengono Da Lio, Gaspari e Menegazzi - una scelta discrezionale che non prevede una logica di rotazione tra il personale, e penalizza solo alcuni».

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La rotazione

Villa Salus, secondo i sindacalisti, avrebbe scelto i 50 lavoratori da mettere in cig solo tra gli infermieri e il personale amministrativo, senza considerare il resto degli operatori, quantomeno della stessa qualifica, e farli ruotare, visto che rientra nello spirito di applicazione di questo ammortizzatore sociale il principio di solidarietà. Le sigle dicono: «gli altri ospedali, a cominciare dal Policlinico San Marco di Mestre, hanno fatto scelte diverse. I giorni di Fis sono stati uguali per ogni lavoratore, medico, infermiere, operatore socio sanitario o amministrativo, e il disagio è stato distribuito tra tutti. Il clima - concludono - che si sta creando e si vive all'interno della struttura, sta peggiorando».

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