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Moschea chiusa, i bengalesi pronti a manifestare: "Dateci uno spazio o sarà sciopero"

Venerdì ultima preghiera nel centro islamico di via Fogazzaro. Se non arriveranno soluzioni alternative si rischia la protesta: "Senza di noi Fincantieri e ristoranti si fermano"

La situazione intorno alla comunità bengalese veneziana rischia di avere strascichi anche per la prossima settimana. Perché l'assenza di un punto di riferimento per la preghiera - ora che è scattato il divieto definitivo alle attività religiose nel centro di via Fogazzaro - potrebbe diventare spunto per una protesta a suo modo clamorosa: uno sciopero dei cittadini bengalesi della città, tra scuole, ristoranti e industrie. Diverse migliaia di persone che minacciano di incrociare le braccia nella giornata di venerdì prossimo, dando il "la" a una manifestazione. In pratica lo stop di una grossa "fetta" delle attività produttive veneziane, dalle industrie di Porto Marghera agli alberghi e i ristoranti del centro storico. E se il messaggio non sarà recepito, la promessa è di alzare sempre il tiro. Da Mestre la protesta potrebbe spostarsi nelle prossime settimane anche sotto le finestre di Ca' Farsetti.

L'ULTIMA PREGHIERA ALL'INTERNO DELLA SEDE DI VIA FOGAZZARO - VIDEO

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INCONTRO COL COMUNE MERCOLEDI - Molto dipenderà dall'incontro in programma mercoledì tra i rappresentanti della comunità e gli esponenti del Comune, della polizia locale e - forse - della Regione. Va trovata una soluzione alternativa alla "moschea" appena chiusa in via Fogazzaro, nel centro di Mestre. E se non ci saranno risultati concreti i bengalesi potrebbero ricorrere allo strumento dello sciopero. "Abbiamo diritto di pregare - ha commentato il portavoce Kamrul Syed venerdì - Ora che il centro è chiuso lo faremo in qualsiasi posto, per la strada. Anche noi lavoriamo, abbiamo una casa, paghiamo le tasse. Quindi abbiamo gli stessi diritti degli altri. Gli spazi pubblici sono di tutti, useremo quelli". Una delle idee è di far aprire il corteo dai bambini, che hanno la cittadinanza. Passaporto in mano. "Per mostrare quanti siamo che abbiamo gli stessi diritti vostri", è stato spiegato. Domenica, poi, riunione con le altre comunità islamiche della città. Per decidere il da farsi e capire quanto il fronte possa essere unitario. "C'è dialogo e apertura da parte della comunità bengalese - dichiara l'assessore alla Sicurezza, Giorgio D'Este - il prefetto ha messo nero su bianco delle prescrizioni e vanno rispettate. Loro però si sono detti disponibili a trasferirsi fuori dal centro. Il rapporto con loro è disteso e partecipativo. Ci sono un paio di opzioni che stiamo vagliando, all'incontro di mercoledì speriamo si riesca a chiudere il cerchio. Vogliamo garantire il loro diritto di preghiera".

L'ULTIMA PREGHIERA IN VIA FOGAZZARO

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LUNEDI SCATTA IL DIVIETO DI PREGHIERA -La diffida è arrivata, puntuale, la mattina del 7 aprile. Il centro culturale in via Fogazzaro è da tempo oggetto di polemiche perché divenuto negli anni luogo di culto per i credenti di fede islamica. Lo spazio è teoricamente adibito a uso commerciale, e ci sono tre giorni di tempo per mettersi in regola. Significa che venerdì vanno in scena le ultime preghiere, dopodiché la comunità bengalese della terraferma veneziana dovrà trovarsi qualche altro posto. Determinante quindi l'incontro di mercoledì. "Chiediamo un'alternativa finché non troviamo un altro spazio da acquistare o prendere in affitto con i nostri soldi - ha detto il presidente della comunità, Mohammed Alì - noi non vogliamo che si finisca a pregare per strada. Siamo una realtà molto numerosa e vogliamo rispettare le norme".

LE ALTERNATIVE SUL TAVOLO - La comunità avrebbe già messo gli occhi su alcuni possibili spazi nell'area di via Ca' Marcello o di via Torino a Mestre. Luoghi in cui preghiere alle 5 del mattino (una delle lamentele principali dei residenti di via Fogazzaro) non diano fastidio. Una volta che sarà stato individuato l'ambiente giusto, però, resterà da risolvere la questione del cambio d'uso: in quella zona sono soprattutto spazi commerciali. Passeranno con ogni probabilità mesi prima di riuscire a metterci piede. E' per questo motivo che si chiede una soluzione temporanea al Comune.

COMITATO MARCO POLO - "Ora però si indaghi su chi ha permesso che questo centro continuasse a operare nell'illegalità - dichiara il presidente del Comitato Marco Polo a difesa del cittadino - L'aver raggiunto questi obiettivi non dev'essere un punto d'arrivo ma una partenza per il contrasto dell'illegalità e degrado. Uniti possiamo ripristinare la legalità e le regole del vivere civile in tutta Mestre e Marghera. Se non ora quando? Uniti possiamo raggiungere l'impossibile".

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