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Un senzatetto alla stazione (archivio)

Un senzatetto alla stazione (archivio)

"Io che dormo al binario in stazione preso a calci senza un motivo"

Milan, 40enne, spesso dorme allo scalo di Mestre. La crisi gli ha tolto casa e lavoro: "Ma non sono un delinquente". E ora arriva l'inverno...

Una vita al binario 2 della stazione. Come "casa" le panchine accanto ai binari, sgombre di notte da pendolari e viaggiatori. E' la storia di Milan, quarantenne croato arrivato a Mestre chissà come. Non ha nulla. Ha perso il lavoro e ora si ritrova senza un tetto sotto cui dormire. "Ma non ho scelto io la strada - spiega - ci sono finito mio malgrado. Allora devi imparare a sopravvivere".

A differenza di altri che con l'oscurità iniziano a popolare la stazione ("siamo in tanti, sempre più italiani"), Milan non ha mai rubato. Almeno secondo quanto racconta: "C'è chi lo fa - sottolinea - spinto dalla necessità. Giovani e anziani. C'è chi si ritrova con una pensione insufficiente e allora ruba qualcosa". A un certo punto Milan si è trovato trascinato in una spirale che non sembrava avere più un fondo. Il lavoro sparisce, la casa pure. Rimangono solo la strada e quattro stracci. Oltre che la speranza di uscirne, prima o poi: "Non sono un delinquente - ripete - Io chiedo solo un lavoro. Ma non esisto. La gente si gira dall'altra parte o si allontana".

Poi accade che perdi anche la tua valenza di essere umano. Diventi una "cosa" da deridere. Da prendere a calci, se serve per mostrare la propria virilità alla fidanzata di turno. E' quello che è successo qualche settimana fa: "Stavo dormendo sulla panchina - racconta Milan - a un certo punto mi sono svegliato perché qualcuno mi ha sferrato dei calci in pancia". Era un ragazzino italiano. Un'aggressione senza motivo, per poi scappare via assieme a una giovane.

Naturalmente, poi, tra i binari si aggira gente che ha perso la bussola. Che ormai pensa solo a drogarsi o a bere. Ma c'è anche chi, come Milan, ha semplicemente perso il lavoro e un tetto sulla testa. "Ogni piccola cosa diventa difficile - spiega - per mangiare devi fare chilometri a piedi. Non hai soldi per l'autobus. Non hai soldi per nulla. Per lavarti è un'impresa. Anche fumarsi una sigaretta lo è. Ci sono aiuti, certo. C'è la Caritas, ci sono tanti volontari. Ma questa non è la vita che mi sono scelto. Io non ho scelto la strada, ci sono finito dentro".

Ora il problema dei problemi: l'inverno. Che incombe. In un sacchetto un sacco a pelo grigio. Con l'auspicio che sia sufficiente. Ma la speranza più grande è un'altra: "Ripeto, a me basta trovare un lavoro - conclude il quarantenne - Siamo in tanti che dormiamo in stazione o dove capita. Ma non siamo tutti delinquenti".

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