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Migliaia di dosi cedute ai giovani, sgominata la banda dei parchi

Sette i pusher in carcere e allontanati dalle strade mestrine. Tutti tunisini, erano specializzati in eroina nelle aree verdi più "difficili" della città

Il risultato è che sette spacciatori ora si trovano in carcere, in attesa del processo. Non girano più quindi per strada offrendo la propria pericolosa mercanzia ai giovani mestrini (ma anche del Veneto orientale). Questa la conseguenza principale dell'operazione che, iniziata nell'inverno 2011, ha permesso di stringere le manette ai polsi di sette pusher che gravitavano soprattutto nei parchi della città.

Quelli in cui il degrado e la microcriminalità è finita più volte nel mirino non solo della stampa, ma anche dei cittadini, i quali spesso si sono lamentati per il fatto di non poter più usufruire di quegli spazi pubblici. Circa 1500 le cessioni di droga riscontrate, soprattutto eroina, mentre gli arresti sono scattati da settembre di quest'anno in poi, su ordinanza del gip. Dal "parco del Picchio" alla Gazzera, dal "parco Sabbioni" di via Miranese, da Forte Gazzera, dal parco di villa Querini, dai giardinetti di via Piave e dal parco del Piraghetto sono quindi state allontanate due distinte bande, ognuna con i propri ruoli. C'era chi rispondeva al telefono e chi volta per volta raggiungeva i clienti per le cessioni, il più delle volte giovani tossicodipendenti.

La prima cellula criminale, facente capo a F.S., 37enne tunisino, si avvaleva anche di un 25enne suo connazionale (detto "Silvio") e di altri due complici su cui gli agenti del commissariato di Mestre stanno lavorando. Il "capo" della batteria, secondo un testimone, si sarebbe presentato agli appuntamenti per le cessioni armato di una pistola. Una precauzione ritenuta necessaria dopo che nel settembre 2013, nel parco di villa Querini a Mestre, due pusher tunisini vennero gambizzati con ogni probabilità da una banda di rivali, di nazionalità romena-moldava. Una delle vittime della sparatoria, che si vide il polpaccio trapassato da parte a parte da una pallottola, ora si trova in carcere. Fa parte dei sette spacciatore tolti dalla strada: si tratta di M.S., 29enne detto "Codino". Con ogni probabilità era in corso una guerra per il controllo del territorio, in una zona di intenso spaccio come quella del parco di villa Querini. A dimostrazione che la piazza di Mestre, dopo anche la chiusura di via Anelli a Padova, è da anni diventata centrale per questo tipo di giri loschi.

Per questo motivo sono numerosissime le segnalazioni alla Prefettura di possibili assuntori, sorpresi nel tempo a contrattare o ad acquistare stupefacenti dagli arrestati. Gli agenti del commissariato di via Ca' Rossa, con la collaborazione di polizia municipale e di polfer, passo dopo passo ha cercato di costruire una visione di più ampio respiro del fenomeno dello spaccio. La cessione di una dose in sé e per sé non significa quasi nulla a livello giuridico (e questi spacciatori viaggiavano spesso con modiche quantità di stupefacente appunto per non fornire appigli alla magistratura), se però, come è stato fatto, si ricostruisce tutto il reticolo di relazioni e movimenti che ha contraddistinto i parchi mestrini negli ultimi tempi è tutt'altra storia.

Tredici gli indagati, sette, come detto, gli arrestati. Uno di loro è stato individuato nel Mantovano, un altro, invece, un 23enne tunisino, non si è goduto granché la "luna di miele". Qualche giorno dopo il suo matrimonio con una ragazza della Marca è stato sorpreso in casa con nascosti tra le parti intime cinquanta grammi di eroina in sasso. Nelle tasche invece novecento euro in contanti e una ventina di bustine con stupefacente. Gli altri cinque spacciatori sono stati fermati per strada a Mestre, quello che purtroppo era diventato il loro "ufficio". Attraverso i registri delle loro chiamate ed SMS sono stati identificati circa cinquanta giovani tossicodipendenti, segnalati alla prefettura come assuntori.

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