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Case chiuse a Mestre, ragazze segregate e costrette a prostituirsi

I carabinieri hanno scoperto e smantellato una rete di sfruttamento di origine cinese che aveva sede in via Ariosto e si allungava fino a Padova

Nella serata di mercoledì, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Mestre hanno interrotto l’attività di due appartamenti adibiti ad attività di prostituzione, arrestando e denunciando in stato di libertà le due rispettive tenutarie, entrambe di origine cinese, e rintracciando le connazionali sfruttate per prestazioni sessuali, alla mercé della clientela più disparata. L'attività risultava altamente remunerativa, tanto da prevedere per i gestori la possibilità di un allargamento anche nel Padovano, se si considera che l’arrestata aveva acquisito un locale a Padova e, dopo averlo avviato, lo stava cedendo ad una connazionale, con la relativa gestione.

LE INDAGINI - Partendo dalle informazioni raccolte sul territorio, i militari hanno posto sotto monitoraggio un appartamento all’interno di un complesso abitativo, nella zona di via Ariosto, in cui era stato registrato da diversi giorni un discreto ma costante viavai di soggetti di vario tipo, apparentemente estranei al contesto abitativo, e donne di nazionalità cinese. L’attività di osservazione ha permesso di confermare i sospetti degli uomini dell'Arma e restringere il cerchio di interesse attorno all’abitazione, apparentemente normale e discreta; all’interno è stata riscontrata la presenza di varie donne cinesi, quattro al momento del controllo, di cui due impiegate come prostitute, una regolare sul territorio nazionale e la seconda clandestina, e due addette alla gestione dell’attività ed al mantenimento dei contatti con i clienti – dal supporto “logistico” delle sfruttate, alla raccolta del denaro provento dell’attività, circa un migliaio di euro al giorno, fino al pagamento delle ragazze. Ovviamente, in casa è stato trovato tutto l’armamentario necessario per le prestazioni sessuali, fornite in base al tipo di cliente ed alle modalità richieste, nonché vario contante nelle case o in procinto di essere versato in banca.

NEI DETTAGLI - Gli elementi raccolti hanno permesso di ricostruire l’attività illecita nei minimi particolari: la donna tratta in arresto, Y.J., 41enne cinese regolarmente residente in Italia da diversi anni, ufficialmente nel bresciano, si occupava, a 360 gradi, della gestione della casa di appuntamenti a Mestre e di un secondo appartamento, acquisito di recente ed adibito ad analoga attività, a Padova. La donna provvedeva personalmente al reclutamento delle giovani ragazze – praticamente recluse in casa per tutto il giorno, cambiate ogni 15 giorni circa, con trasferimento in località diverse ed arrivo di altre connazionali – ed al mantenimento dei contatti con i clienti, prevalentemente telefonico e sviluppato tramite gli annunci da “centro massaggi” pubblicati su quotidiani locali e volantini pubblicitari o per passaparola. Molto florida l’attività, basata su un parco clienti numeroso – una media di 10-20 appuntamenti quotidiani – ed assolutamente eterogeneo, con tariffe varie, a partire da circa 50 euro a prestazione. Registrato un processo di cessione di parte dell’attività – l’appartamento di Padova – alla connazionale denunciata, che aveva pagato, a costo di diverse migliaia di euro, il locale e la possibilità di gestirlo.

SIGILLI E MANETTE - Gli immobili e tutti i materiali per lo svolgimento delle attività, sono stati sottoposti a sequestro; tutte le donne sono state condotte in caserma, per gli accertamenti del caso, al termine dei quali si è proceduto all’arresto della prima sfruttatrice ed alla denuncia della seconda per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione; nei confronti delle due donne “sfruttate” è stato attivato apposito piano di sostegno e, per la donna irregolare, l’attivazione delle procedure di verifica della posizione in Italia. Sono in corso ulteriori approfondimenti sulla vicenda, al fine di identificare eventuali complici nell’attività di sfruttamento e chiarire la portata del giro illecito.

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