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Sbarcò a Lampedusa, minorenne si è già trasformato in spacciatore

Un 17enne magrebino senza fissa dimora martedì pomeriggio è stato arrestato in via Giustizia a Mestre. Con sé eroina, cocaina e marijuana. Zaia: "Grande differenza con i profughi veri"

Era arrivato in Italia grazie a un barcone della speranza approdato sulle coste di Lampedusa. Ora si trovava a Mestre, facendo soldi spacciando droga. E' la storia di un 17enne di origini magrebine che nel pomeriggio di martedì è stato arrestato dagli agenti della sezione anticrimine del commissariato di Mestre subito dopo aver cercato di vendere una dose di cocaina a una ragazza nella zona tra via Giustizia e via Trento, un'area mestrina piuttosto calda sul fronte dello spaccio. Le forze dell'ordine l'hanno visto scambiarsi una bustina con la cliente e sono subito intervenuti, sorprendendo il pusher, minorenne, in flagrante.

Il blitz verso le 16, nelle vicinanze del sottopasso ferroviario di via Giustizia. La ragazza dopo la vendita era rimasta ferma, mentre lo spacciatore si era allontanato a piedi in direzione di via Miranese. A quel punto lo stop intimato dagli agenti: il giovane ha cercato di disfarsi in fretta e furia di un involucro di 12,8 grammi di eroina, di una dose di eroina da 0,8 grammi e di un ulteriore involucro contenente otto dosi di cocaina, per un peso lordo di 2 grammi. Insomma, nelle tasche aveva l'occorrente per agganciare ancora diversi clienti.

A dimostrazione di ciò, il fatto che nella borsa che portava a tracolla custodiva una somma piuttosto ingente di denaro, oltre che una dose di marijuana. Per il 17enne, senza fissa dimora, inevitabile l'arresto con trasferimento al carcere minorile di Treviso. 
 

“Mi complimento con la Polizia di Mestre per l’arresto dell’ennesimo spacciatore in quella zona, ma stavolta siamo di fronte ad un caso limite, che da un lato addolora, ma dall’altro preoccupa per la sicurezza delle gente”.
 

Lo sottolinea il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, in relazione all’arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, eroina e marijuana di un minorenne tunisino senza fissa dimora, entrato in Italia con un barcone a Lampedusa. “Il caso addolora – dice Zaia – perché ci troviamo di fronte a un minorenne scaricato sul territorio senza alcun riguardo, come usa fare con grandi e piccoli da mesi un Governo incapace di governare il fenomeno e combattere come si dovrebbe le organizzazioni criminali che stanno a monte di questo traffico orrendo di carne umana e che anche oggi hanno assassinato 50 persone; preoccupa perché costituisce l’apice di un caos che dimostra come la sicurezza degli abitanti dei territori sui quali questi immigrati vengono inviati sia l’ultimo dei pensieri di chi invece dovrebbe pensarci molto attentamente”.
 

“Ancora una volta peraltro – aggiunge Zaia – ci troviamo di fronte a un cittadino della Tunisia, un paese dove non si muore di fame, arrivato come profugo, ma che, per la sua provenienza, difficilmente può essere considerato profugo. Solo in Italia – incalza il governatore – il pasticcio è stato elevato a sistema disorganizzato, nel quale chiunque può arrivare ed entrare senza che ci si ponga il minimo problema sulle sue caratteristiche”.
 

“C’è una differenza macroscopica – conclude Zaia – con i profughi veri, quelli che stiamo vedendo arrivare dalla Siria in Macedonia e poi in Serbia e non dimentichiamo che invece i due terzi di quelli che arrivano da noi non hanno le caratteristiche per essere considerati tali e dovrebbero quindi essere rimpatriati. Cosa che, naturalmente, non succede o in casi rari”.

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