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I soldi e l'eroina sequestrati

I soldi e l'eroina sequestrati

Uno fa finta di urinare, l'altro ha la droga nelle mutande: in manette

Il primo pusher arrestato nel parco di Villa Querini, l'altro in provincia di Treviso. Bar e b&b nel mirino della questura: "Operiamo a 360 gradi"

"Le segnalazioni dei residenti non vanno mai a vuoto". Il questore Angelo Sanna lo sottolinea subito, quasi a voler saldare un patto con coloro che da poco più di un mese sono diventati suoi concittadini. Lo dimostra una operazione che ha portato in carcere due spacciatori tunisini gravitanti spesso e sovente in una delle aree più additate come un problema in terraferma: il parco di Villa Querini e l'area dell'ex Ospedale Umberto I. Pusher e degrado più volte hanno raggiunto le pagine dei giornali, stavolta lo fanno per il "verso giusto".

"Non è detto che ci sia un riscontro immediato se una persona ci chiama - spiega Sanna - perché le nostre azioni devono produrre un risultato concreto. Noi dobbiamo lavorare per incastrare questa gente e toglierla dal territorio. In alcuni casi intervenire con una volante cinque minuti dopo la telefonata al 113 ci permette solo di identificare il delinquente, ma non di trovarlo con la droga in tasca". Il messaggio, dunque, è che la questura c'è. Assieme al commissariato di via Ca' Rossa, che materialmente durante questa settimana, con la collaborazione degli altri reparti, ha dato vita a una operazione che potrebbe essere replicata anche in altre città della provincia.

Il primo pusher a finire in manette è stato un 29enne tunisino irregolare e senza fissa dimora. Una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine che verso le 18.40 di lunedì è stata vista allungare il passo nel parco di Villa Querini non appena si è accorta che una pattuglia di poliziotti del commissariato aveva concentrato la propria attenzione su di lei. Voleva fare finta di niente e sgattaiolare via. Dopodiché la decisione del giovane di avvicinarsi a una siepe del parco, all'interno dell'area cani, e di lanciare tentando di non essere visto un involucro oltre le piante. Portandosi poi le mani alla patta dei pantaloni facendo finta di urinare di fronte a un alto muro. Una sceneggiata riuscita a metà, visto e considerato che i poliziotti lo hanno subito bloccato trovando poi tra la vegetazione tre involucri di cellophane termosaldati blu. Che poi sarebbero stati aggiunti agli altri ventuno che si trovavano in un pacchetto di fazzoletti rimasto sopra il muro. Manette per lui, come in passato. Sempre per spaccio. Dopodiché il trasferimento al carcere di Treviso.

Due giorni più tardi, poco prima delle 8 di mattina, è invece stato arrestato un pusher 23enne sempre tunisino che dall'area dell'ex ospedale da poco era "migrato" in provincia di Treviso. Nella zona di Trevignano. Aveva appena sposato una italiana, convinto così di poter lasciar perdere la strada e di riuscire a salire di livello nelle sue attività losche. Non è stato così, ma lo ha capito troppo tardi. Quando gli agenti del commissariato di Mestre gli hanno suonato al campanello era in mutande. Ha fatto in tempo solamente a nascondere 47,3 grammi di eroina in sasso tra le parti intime. Troppo "evidente" che qualcosa non quadrava. Inevitabile quindi per lui l'arresto e il sequestro di 870 euro in contanti che aveva in casa. A indurlo ad aprire la porta la classica scusa dell'auto parcheggiata in divieto di sosta: "La stanno spostando". Ma quando è stato portato via dagli agenti si è accorto evidentemente che il pericolo di multe era lontano. C'era ben altro da cui guardarsi.

Nell'ambito di queste operazioni la questura ha anche concentrato la propria attenzione su locali e bed and breakfast abusivi che potrebbero rivelarsi basi per la micro delinquenza mestrina. Per questo motivo, come filtra tra i corridoi di Santa Chiara, è possibile che nei prossimi giorni possa essere chiuso a tempo un esercizio pubblico dell'area del quartiere Piave che si contraddistinguerebbe per frequentazioni poco raccomandabili. All'orizzonte anche pesanti sanzioni amministrative. "Vogliamo operare a 360 gradi, perché chi delinque sappia che noi possiamo arrivare ovunque", conclude il questore Sanna. 

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