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Inondavano di droga tutta Mestre, sgominata la banda dello spaccio

Dodici arresti e decine di perquisizioni all'alba di mercoledì da parte della squadra mobile di Venezia. Disarticolato sodalizio tunisino-albanese

Rifornivano di droga Mestre e anche la provincia. Un sodalizio criminale ramificato e "organizzato" quello che dalle prime luci dell'alba è stato sgominato dalla squadra mobile di Venezia, con arresti e perquisizioni. Una dozzina le ordinanze di custodia cautelare in carcere, e non si esclude che possano essere stati attuati anche sequestri di stupefacente.

Del resto il gruppo disarticolato non è finita nel mirino degli inquirenti (le indagini sono state coordinate dalla Procura lagunare) solo per il reato di spaccio, ma anche per "traffico". Segno che la banda si occupava anche dei rifornimenti, per poi sguinzagliare i propri spaccini per le strade. Soprattutto quelle di Mestre. Si tratta di una alleanza che coinvolge più etnie: i tunisini si occupavano con ogni probabilità della vendita al dettaglio, mentre gli albanesi tipicamente si trovano nei gradini più alti della piramide dello spaccio.

La squadra mobile ha iniziato i propri accertamenti durante l'estate dell'anno scorso. Dalla laguna. Gli investigatori della questura infatti sono riusciti a ricostruire quanto accadeva tra le calli di Murano, dove alcuni cittadini albanesi si erano dati allo spaccio. Dopodiché, tra perquisizioni, sequestri e pedinamenti, ma anche attraverso intercettazioni telefoniche, sistemi GPS e telecamere di sorveglianza, si è appurato che l'attività illegale, in realtà, non era concentrata esclusivamente sull’isola di Murano, ma anche nel centro storico lagunare, a Marghera e soprattutto a Mestre.

Il ruolo di vertice era detenuto da cittadini albanesi, i quali acquistavano ogni settimana diversi chilogrammi di eroina (ma anche cocaina) per importi di migliaia di euro. Tutto poi veniva ceduto ai pusher veri e propri, di origini magrebine, che spacciavano soprattutto a Mestre e Marghera, ma anche in laguna. Un giro d'affari da migliaia di euro la settimana, visto che una dose di eroina costava 25 euro e di cocaina 80 euro. Gli acquirenti andavano ad acquistare la "roba" nei parchi pubblici, ma non mancavano nemmeno le consegne a domicilio.  I pusher tenevano le dosi in bocca, nel caso arrivassero i "pitoni" o i "blu" (in divisa). Per le trattazioni usavano soprattutto gli sms, e l'unità di misura utilizzate erano i punti esclamativi. A ogni punto corrispondeva una dose.

Oltre agli arresti sono state eseguite altre quattro perquisizioni domiciliari nei confronti di un cittadino albanese, già agli arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti, e tre cittadini italiani.

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