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"Ero immobile su quella panchina Se solo mi muovevo mi sparava"

Parla la fidanzata del tunisino ferito nella sparatoria a villa Querini: "E' un parco maledetto. Prima di sparare forse ha detto 'dov'è la cocaina'?"

"Sono rimasta immobile. Ho pensato che se mi muovevo mi sparava". E ha sparato davvero. Quattro colpi. Un proiettile ha trapassato da parte a parte il piede del suo fidanzato, un giovane 27enne tunisino irregolare. Un moldavo, con un complice, verso le 2 della notte tra martedì e mercoledì ha deciso di prendere un revolver e prendersela con un gruppetto di magrebini seduto su una panchina del parco di villa Querini. Un luogo bazzicato spesso da pusher e, di conseguenza, da tossici.

SPARATORIA NELLA NOTTE NEL PARCO DI VILLA QUERINI

"Mi ha puntato l'arma contro, non so perché non mi abbia sparato. Se l'è presa con gli altri". Forse perché quel raid doveva servire da avvertimento per chi sta pestando i piedi agli aggressori. Questioni di droga forse. "Lui aveva una sciarpona e una cappuccio di una felpa - spiega la ragazza, 26 anni - gli vedevo solo gli occhi. Ero seduta sulla panchina, di fronte a me il mio ragazzo e gli amici".

Sparatoria di notte al parco di villa Querini, due feriti

Uno del gruppo salta non appena vede premere il grilletto. Si salva. Viene colpito di striscio al polpaccio. Chi ha la peggio è il 27enne fidanzato della giovane. Il cui piede destro verrà trapassato da parte a parte. "Il mio ragazzo ha scavalcato la muretta (sopra una vistosa macchia di sangue, ndr) e ha camminato per qualche metro. Poi dalle tracce credo che si sia nascosto tra i cespugli". Lo sparatore mira alle gambe, con un revolver. Niente proiettili, niente bossoli. "Sembra che prima di sparare abbia detto “dov'è la cocaina” - racconta - io in quel momento non capivo più nulla. Ancora ho paura. Questo è un parco maledetto".

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