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Autosalone vendeva auto «fantasma»: 17 truffati per quasi 300mila euro

Al "Ferrari Motors" di Mestre la polizia ha scoperto che le stesse macchine venivano vendute a più persone per incassare il denaro e poi sparire

I prezzi erano davvero competitivi, inferiori rispetto a quelli di mercato. Auto di lusso, come Bmw, Mercedes e molte altre esposte in quello che apparentemente sembrava un reale concessionario ma che, in realtà, non lo era. E i clienti se ne sono accorti troppo tardi: quando, cioè, avevano già versato caparre o importi totali per l'acquisto dei veicoli e si sono ritrovati a mani vuote. Dalla fine di febbraio ai primi giorni di marzo 2020, circa 17 persone sono state vittima di una serie di truffe compiute dai venditori dell’autosalone “Ferrari Motors” di Mestre. Sette, allo stato attuale, le persone indagate e colpite da ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Secondo le indagini i veicoli, usati come esca e proposti ad un prezzo di mercato inferiore per attirare gli ignari clienti, venivano pubblicizzati come “usati” di importazione tedesca con carte di circolazione fasulle. I clienti, dopo aver sottoscritto dei falsi contratti di compravendita, hanno provveduto a versare le caparre ed in alcuni casi anche a saldare l’intero valore del veicolo che pensavano di acquistare. In numerosi casi la stessa autovettura di grossa cilindrata era stata “venduta” a più acquirenti, per incassare più rapidamente denaro. Dopo poche settimane, durante le quali la consegna dei veicoli veniva continuamente rimandata dagli indagati accampando difficoltà causate dall’emergenza Covid, l’autosalone è stato abbandonato e i venditori si sono resi irreperibili dopo essersi appropriati di circa 266mila euro, così come delle macchine.

La polizia nei mesi scorsi è riuscita a identificare i due venditori, che si presentavano con atteggiamento professionale ai clienti come “Emiliano” e “Giorgia”, con biglietti da visita della società creata ad hoc. Gli accertamenti bancari, operati insieme guardia di finanza, hanno messo in evidenza elementi che hanno consentito di ipotizzare un piano finalizzato al riciclaggio del denaro percepito con le truffe: i soldi venivano infatti immediatamente dirottati dai conti aziendali verso altri conti intestati a prestanome, apparentemente estranei al gruppo, localizzati sia in Italia che all’estero. Da qui il denaro veniva prelevato in contanti in poche ore e nuovamente dirottato verso altri conti esteri a disposizione degli appartenenti dell’organizzazione. Durante le indagini è stato inoltre raccolto materiale probatorio relativo all’apertura di un altro autosalone a Sassuolo (Modena) che è stato bloccato. Sulla base delle indagini la procura ha chiesto l’emissione di misure cautelari in carcere nei confronti di sette indagati e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per una somma di danaro equivalente all’importo truffato.

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