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Litiga con il ristoratore, prende una chiave di idraulico e gli spacca la vetrina del locale

E' successo venerdì in via Trento a Mestre. Il gestore del locale "Da Carina": "Lui è sempre ubriaco, mi ha causato un bel danno. Non bastassero gli spacciatori che ho sempre davanti"

Foto comitato CMP

"Lui è bengalese come me ma non mi interessa. Qui è impossibile lavorare". Dopo i commercianti nigeriani e cinesi che in via Monte San Michele si sono riuniti nell'associazione "Zero Degrado" per chiedere di allontanare gli spacciatori che si posizionano tutto il giorno davanti ai loro esercizi (sono quasi tutti nigeriani) ora è il turno di un ristoratore bengalese prendersela con un suo connazionale che venerdì sera a Mestre gli ha spaccato la vetrina. Si tratta del gestore del ristorante "Carina" di via Trento.

"Pusher e sbandati"

"Erano circa le 20 quando lui ha iniziato a lasciarmi davanti alla porta delle buste con della verdura - racconta - era ubriaco. Lo è sempre". A finire nel mirino è un cittadino bengalse soprannominato "Kawin" che già in passato si era contraddistinto per comportamenti sopra le righe, venendo arrestato per furti di biciclette: "Mi lascia sempre indumenti davanti al ristorante, forse per passare la notte - continua il gestore - ieri sono uscito e ho detto di andarsene. Mi allontanava i clienti, come se già non ci pensassero gli spacciatori. Poi sono rientrato e sono andato in magazzino, ma quando sono uscito lui teneva una specie di chiave da idraulico e mi ha spaccato la vetrina".

Sospetto in questura

Il ristoratore chiama la polizia, che blocca il facinoroso non distante, in via Monte San Michele: "Poi qualche ora più tardi l'ho visto ancora in giro - conclude il commerciante - l'hanno portato in questura, ma non è servito a nulla". Sulla vicenda è intervento il portavoce del comitato CMP, Luigi Corò: "Non sappiamo quale sia stato il movente, ma di certo sappiamo che il personaggio non meriterebbe di rimanere nel nostro Paese - ha dichiarato - l’estradizione per lui sembrerebbe una chimera, dal momento che il Bangladesh non acconsentirebbe al rimpatrio di connazionali espulsi. Indiremo una campagna di sensibilizzazione e raccolta firme per chiedere al Parlamento italiano di emanare leggi che abroghino il diritto per i richiedenti di cittadinanza italiana provenienti da Paesi che non acconsentono il reingresso dei loro connazionali espulsi dal nostro Paese, oltre che abrogarne le detrazioni Irpef a favore di congiunti che vivono in madrepatria".

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