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Mi no vado via, l'appello dei veneziani: "La pescheria è il cuore della città, va salvata"

"Senza residenti la città si svuota, chiudono gli esercizi commerciali, chiude il mercato del pesce famoso in tutto il mondo. Avvilisce non vedere reazioni e contromisure delle istituzioni a sostegno del contesto urbano e cittadino", dichiara il Gruppo25Aprile

 

Un allarme lanciato ripetutamente quello che arriva dal mercato del pesce di Rialto, il simbolo della venezianità, che di mese in mese, sostiene il Gruppo25Aprile si va assottigliando, con la chiusura di un banco dopo l'altro. "Qui non ci sono le condizioni per andare avanti. I sacrifici sono tanti, le spese da sostenere sono alte e le vendite sempre più magre", raccontano i venditori. Un fenomeno che stupisce anche a livello internazionale, perché è difficile comprendere come in una città assediata dal turismo gli esercizi commerciali arrivino a chiudere i battenti. "Vede questa gelateria? - Chiede Gianni, il titolare di un banco alla pescheria di Rialto -. Questa era una macelleria. È qui c'era una farmacia. Vede ora cosa c'è? Un negozio di souvenir. Se andiamo avanti così finisce che questa città la verranno a chiudere la sera, e a riaprirla il mattino suguente. Quali 54 mila residenti? Questo è un dato falsato. Perché molti che dichiarano la residenza in questo Comune in realtà abitano altrove e vengono qui pochi giorni all'anno. La verità è che la città si sta svuotando. È sotto gli occhi di tutti".

"Non possiamo permettere che questo accada - sostiene Nicoletta, portavoce del Gruppo25Aprile, che da anni si batte per la vivibilità di Venezia -. Vogliamo vivere qui, lavorare, andare a fare la spesa, passeggiare, vogliamo essere cittadini. Impensabile impiegare un quarto d'ora per attraversare il ponte di Rialto, pieno zeppo di turisti a qualsiasi ora. La continua emorragia di residenti e di piccoli commercianti qui la percepiamo chiaramente, giorno dopo giorno, e avvertiamo con tanto dolore come nulla venga fatto, ormai da troppo tempo, per invertire la rotta. Continueremo a batterci - conclude Nicoletta - non ci vogliamo arrendere, rassegnare, rivogliamo la nostra città".

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