Mick Jagger nelle vesti di attore chiude la Mostra del Cinema di Venezia

The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi è il film di chiusura del Festival fuori concorso

Foto di Massimo Tommasini

Mick Jagger è il grande protagonista dell'ultima giornata della Mostra del Cinema e arriva al Lido per presentare il suo nuovo ruolo cinematografico nel film di Giuseppe Capotondi tratto dal romanzo di Charles Willeford, The Burnt Orange Heresy, una pellicola elegante e sofisticata che parla d'arte, di critica ma soprattutto di verità. Jagger, insieme a Claes Bang, Elizabeth Debicki e Donald Sutherland indagano sul concetto di verità e menzogna e sul labile confine che divide questi due valori, spesso fusi tra loro. 

Quello di Capotondi è un film noir dall'atmosfera hitchcockiana dove la bellezza e l'eleganza delle ambientazioni, così come dei personaggi, rimanda all'epoca d'oro del cinema glamour degli anni 60-70, come sostiene lo stesso regista. Allo stesso tempo, però, il regista non voleva che lo stile coprisse il messaggio del film, ovvero quello di parlare di verità e lasciare allo spettatore il compito di capire dove questa stia. Ogni personaggio del film, in un momento o nell'altro, mente o si mette una maschera che non si capisce mai fino in fondo quando si toglie davvero un po' come accade nella vita vera e l'intrigo della storia sta proprio in questo. 

L'aspetto macabro dell'ambizione

Oltre a parlare di arte e di verità, uno dei temi principali toccati dal film di Capotondi è senza dubbio l'ambizione, che logora il protagonista del film - interpretato da Claes Bang quasi come se fosse una continuazione del suo precedente ruolo in The Square - fino a portarlo a compiere gesti estremi in suo onore. Lo stesso attore che interpeta il ciritco d'arte nel film sostiene che si tratta di un uomo «così spinto dall'ambizione da andare oltre i limiti. Rivedo un po' me stesso nel personaggio, non a questi livelli, però per me è stato molto interessante interpretare un personaggio che un po' mi assomigliava e portarlo all'estremo delle azioni in nome della sua ambizione».

Mick Jagger: «recitare è sempre una performance, solo che non è live» 

Il noto cantante dei Rollin Stones assume nuove vesti in The Burnt Orange Heresy, quelle di attore, un mestiere che sotto sotto non è poi così diverso da quello che lo ha reso noto al pubblico di tutto il mondo. «Recitare è un po' come cantare - sostiene Jagger alla conferenza stampa - si tratta sempre di performance. L'unica differenza è che quando sei sul palco è tutto live, quando giri un film, puoi sempre rifare una scena». 

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