Sanità, in arrivo una delibera regionale per nuove assunzioni

Lo ha annunciato il presidente Luca Zaia che ha sottolineato le difficoltà di un sistema in cui mancano «1300 medici, 56 mila in Italia»

Il presidente al Ca' Foncello di Treviso

La giunta regionale del Veneto sarebbe pronta a correre ai ripari, vista al carenza di personale sanitario che crea difficoltà crescenti. È prevista infatti una delibera che «forza un po' la mano e parla di nuove assunzioni». Ad affermarlo lunedì mattina è il governatore del Veneto, Luca Zaia. In un sistema dove la richiesta di cure di qualità è in costante aumento, stride una mancanza di circa 1300 medici a livello regionale, che sale a 56 mila in Italia.

Il Veneto soffre meno

«Cercheremo - ha detto Zaia - di dare una risposta in un momento tragico per il Paese. I medici fanno un lavoro eccezionale, ma se avessimo a livello nazionale la possibilità di averne di più, si potrebbe fare molto meglio. Tuttavia - ricorda - su 11 mila unità in Veneto in questi anni i medici sono diminuiti appena di 250 unità». Rispetto al passaggio di molti professionisti alla sanità privata, Zaia avrebbe evidenziato come nel privato si aprano possibilità negoziali assenti nel settore pubblico, poiché in quest'ultimo le retribuzioni sono vincolate a un contratto collettivo nazionale di lavoro.

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Programmazione

«Non è la Regione che non assume, ma si tratta della conseguenza di una errata programmazione degli accessi alle facoltà di Medicina e della carenza di borse di studio di specialità - continua Zaia -. Con un concorso per 80 da destinare al Pronto Soccorso siamo riusciti ad assumerne 3 perché non se ne sono proprio presentati. Le borse di studio non sono dunque sufficienti ma, soprattutto, c’è il problema che in Italia la laurea non apre le porte della professione come negli altri paesi. I nostri laureati entrano nel mercato del lavoro cinque anni dopo i loro colleghi europei. La delibera porterà tante novità, forse anche contestazioni e ricorsi, ma abbiamo il dovere di intervenire in una situazione nazionale che se non cambia è la via migliore per chiudere punti nascita e reparti».

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