Le scuse di Scano a Veritas: «Comportamento superficiale ed erroneo»

Il consigliere M5S torna sui suoi passi dopo le interrogazioni presentate a marzo all'amministrazione comunale sulla partecipata

Consiglio comunale Ca' Farsetti

«Con la presente intendo scusarmi per il comportamento, superficiale ed erroneo, tenuto in occasione della presentazione delle interrogazioni n. 1445, 1446, 1447 e 1448 del 5 marzo 2019 all’amministrazione comunale di Venezia, poi divulgate attraverso la stampa locale». È la lettera del consigliere del M5S veneziano, Davide Scano, alla società Veritas. I fatti risalgono allo scontro, fra Scano e Veritas, apparso su un nostro articolo del 29 maggio scorso. Il consigliere aveva messo in discussione le modalità di rinnovo della fiducia al direttore della partecipata e al gruppo dirigente, e aveva dichiarato «Veritas soccombente in cause di lavoro, sulla base di registrazioni audio prodotte in giudizio da alcuni dipendenti», oltre a puntare il dito contro la «patologica conflittualità fra dipendenti e dirigenza, generata dal permanere troppo a lungo di alcune figure al vertice». Veritas aveva replicato «le informazioni non corrispondono al vero - dicendo - la società non può esimersi dal tutelare giudizialmente la propria onorabilità e la reputazione delle persone che vi lavorano».

Le informazioni

«Mi scuso dunque per aver riportato notizie che sono poi risultate false e di aver tratto delle conclusioni parimenti distorte. L’intenzione era, ovviamente, quella di spingere l’amministrazione comunale a maggiori controlli in merito alla gestione di una delle sue più importanti società partecipate e non certo quella di danneggiare o offendere chicchessia».

Le controversie

«Ho potuto rendermi conto di esser stato, mio malgrado, usato strumentalmente da parte di chi aveva controversie lavorative con la società, il cui buon operato è stato confermato dal buon esito giudiziario degli stessi contenziosi, nel grado di impugnazione - conclude Scano -. Il riferimento da me fatto all’applicazione del principio di rotazione per dirigenti e quadri, quale misura anticorruzione, deve intendersi non come una critica al lavoro della dirigente, Chiara Bellon, bensì come generico obbiettivo cui dovrebbe tendere ogni società pubblica. Colgo l’occasione per scusarmi con il direttore generale, Andrea Razzini, per aver inserito nei testi delle interrogazioni un esplicito riferimento al grave caso di corruzione accaduto pochi anni fa, e che ha coinvolto un dirigente apicale della stessa società. Tale fatto nulla ha a che fare con le critiche sollevate oggi. Ribadisco, in ogni caso, la mia più assoluta buona fede. Lo strumento delle interrogazioni è, del resto, funzionale alla richiesta di informazioni circa l’operato dell’amministrazione e sconta sempre un margine di errore e incertezza».
 

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