Brugnaro torna all'attacco: «Governo ci dia poteri sulla laguna»

Presentato questa mattina a Ca' Farsetti il piano integrato per la gestione delle maree. Il sindaco ha rimarcato l'impossibilità della città metropolitana di poter agire sulla laguna

«La gestione della laguna di Venezia, ora in mano al provveditorato, deve essere affidata alla Città metropolitana». Il concetto è stato ribadito per l'ennesima volta dal sindaco Luigi Brugnaro, a margine della presentazione del nuovo piano integrato per la gestione delle maree tenutasi questa mattina a Ca' Farsetti.

«Prova paratie del Mose appresa dai giornali»

«Abbiamo fatto i compiti per casa, abbiamo investito molto sul centro maree, - ha spiegato Brugnaro - le previsioni ce le facciamo in casa senza essere aiutati da nessuno». Ma la grande mancanza, come rimarcato dal sindaco, è l'impossibilità della città metropolitana di poter agire direttamente sulla laguna. «Abbiamo appreso dai giornali che ci sarà una prova per alzare le paratie del Mose - ha continuato - ma noi non sapevamo nulla. Entro il 2015 i poteri dell'ex magistrato alle Acque dovevano essere affidati per legge alla città metropolitana, ma nessun governo ha fatto nulla. Bastava un decreto del presidente del consiglio dei ministri». Il Mose e lo scavo dei canali sono fondamentali per la città, «e non li gestiamo noi - ha continuato Brugnaro - Non si tratta di un capriccio, ma di una necessità: nessuno conosce Venezia e la sua laguna come la città stessa. Chiediamo di partecipare, la vita di questa città è sull'acqua».

Il nuovo piano integrato

È spettato al responsabile del Centro maree del Comune di Venezia, Alvise Papa, enucleare brevemente le novità del nuovo piano integrato per la gestione delle maree. Un documento datato 2002, che dopo 17 anni è stato rivisto, coinvolgendo forze dell'ordine, istituzioni, scuole e musei. Il piano è suddiviso in quattro sezioni. La prima riporta e definisce i riferimenti della città, mettendo dei paletti sul significato di acqua alta. La seconda sezione aggiorno il vecchio piano, con il dettaglio sulle operazioni del Centro maree in caso di alta marea, mentre nella terza parte si descrivo i rapporti del Centro con i soggetti coinvolti. L'ultima sezione descrive invece ciò che devono fare i soggetti coinvolti in caso di alta o bassa marea.

Un anno di incontri

Il vecchio piano integrato partiva dall'assunto che fosse compito del Centro maree decidere le soglie sulla base delle quali intervenire. Un piano che prevedeva il coinvolgimento di 4 enti, mentre ora si è arrivati ad una trentina, coinvolgendo anche i dirigenti scolastici. «Nella revisione, il cui processo è durato un anno, - ha spiegato Papa - sono stati coinvolti uno per uno tutti i soggetti, dai vigili del fuoche al Suem, dalle istituzioni alle scuole, per capire le necessità e le difficoltà da cui partire per stilare il nuovo piano». Punto fondamentale è anche l'utilizzo dei mezzi comunicazione: nel vecchio piano non era previsto nemmeno l'utilizzo degli sms.

Previsione maree, il margine d'errore

Un plauso va fatto all'eccellenza del Centro maree. Come spiegato da Papa, infatti, l'ente ha la media errore di previsione delle maree più basso d'Europa, 8 centimetri. «Ci sono degli eventi atipici che possono portare a un errore maggiore, - ha spiegato il responsabile - ma stiamo cercando di ridurre il margine anche per questo tipo di eventi. Oltre ad abbassare ulteriormente gli errori massimi.

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