Riciclaggio e frodi per 150 milioni in Riviera: 20 arresti, il capo a Dolo

Giovedì sono scattate 150 perquisizioni della Finanza in varie regioni. Sequestri per 35 milioni tra cui due ville venete. Truffe cucite su misura

Centinaia di agenti impiegati, un fiume di perquisizioni. Sequestri e arresti. Fin dalle prime ore dell'alba di giovedì la guardia di finanza di Venezia, al culmine di una operazione condotta anche dalla tenenza di Mirano, ha disarticolato una potente organizzazione criminale dedita da anni alla commissione di frodi fiscali e riciclaggio. Un sodalizio quindi che da tempo aveva posto in essere la propria condotta illegale. Almeno tre anni. Sono stati 300 i finanzieri che hanno preso parte all'operazione, mentre sono scattate circa 150 perquisizioni in varie regioni, tra le quali Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Sicilia. Sequestrati beni per 35 milioni di euro, scoperto un riciclaggio di denaro di 8,5 milioni di euro, un volume d'affari totale di 150 milioni di euro, un'evasione di imposte dirette e indirette per circa 40 milioni. Venti le ordinanze di custodia cautelare di cui dieci ai domiciliari tra Padova, Venezia, Treviso, Desenzano del Garda, Caserta e Brescia. Le altre dispongono il carcere. Di queste venti ordinanze, tre ancora devono essere eseguite, visto che le persone finite nel mirino si trovano irreperibili all'estero. Con ogni probabilità nell'Europa dell'Est. Sequestrati anche oltre cento conti correnti all'estero, dove i soldi venivano "parcheggiati" in attesa di tornare in Italia.

La base operativa della presunta organizzazione criminale era lungo la riviera del Brenta, tra Padova e Venezia. Fulcro un ufficio nel capoluogo euganeo. A Dolo viveva una delle due "menti" del gruppo, S.L., (detto "Toni), domiciliato in una prestigiosa villa veneta di riviera XXIX Aprile. Una vita da nababbo la sua. In una villa "degna di un re", com'è stato descritto dai finanzieri. Del resto aveva capito che lasciare la sua attività di imprenditore nel settore tessile per questo nuovo "lavoro" sarebbe stato ben più redditizio. Diceva che prima o poi sarebbe dovuto "andare in pensione", proprio come in un'occupazione normale. Ogni mattina raggiungeva il suo ufficio di Padova, con quattro o cinque dipendenti regolari sotto di lui. Peccato che fossero assunti da una cartiera, una di quelle classiche scatole vuote che servono solo a fatturare il falso. Punto.

Un'altra villa veneta è stata requisita a Vigonovo, dove viveva un altro membro dell'organizzazione, ora completamente disarticolata. Si tratta di un 54enne C.Z., detto "Sandro", che abitava in un'immobile di lusso in via Veneto. Un'abitazione di elevato pregio. La seconda mente, padovana, aveva invece iniziato la propria attività come consulente, lui che era esperto di spedizioni e di traffici di merci. Dopodiché l'hobby era diventato quasi un mestiere (con tutti i soldi che permetteva di fare). Era lui che organizzava i finti viaggi della merce in mezza Europa: i camion effettivamente partivano e raggiungevano le aziende (cartiere) di destinazione. Ma viaggiavano vuoti. I prodotti rimanevano in Italia. Il viaggio veniva documentato con foto e bolle, in modo da ingannare eventuali controlli. La documentazione presentata (compresi Telepass o pedaggi) dimostrava che la merce aveva viaggiato. Punto.

Dietro di loro un sistema appositamente creato per cucire su misura le truffe, andando in aiuto di quelle società che avevano necessità di riciclare denaro nero. Si parla di un giro enorme, che in tre anni ha fatturato oltre 100 milioni di euro, con un'evasione tra Iva e Ires quantificata in 40 milioni. Il proprietario della villa di Dolo prima lavorava nel settore tessile, dal 2011 quando è nata organizzazione criminale ha ritenuto più proficuo questa associazione piuttosto che lavorare nel tessile. L'operazione si è svolta sotto la direzione della procura della Repubblica di Padova. Le ordinanze di custodia cautelare sono state richieste dal sostituto procuratore Emma Ferrero e dal procuratore capo di Padova, Matteo Stuccilli e disposte dal Gip Lara Fortuna. Sono ancora in corso 150 perquisizioni.

L’operazione, denominata “Tailor-made” (“su misura”) ha consentito di portare alla luce un vero e proprio "supermarket della fattura falsa". Tutto ha avuto inizio con le dichiarazioni di una cittadina extracomunitaria, “assunta” dal sodalizio per intestarsi alcune società fittizie e conti correnti all’estero: da quel momento è partita un'indagine durata un anno e mezzo, contradddistinta da intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che riscontri contabili e documentali, che ha svelato l’esistenza di almeno 30 società fasulle costruite appositamente per coprire acquisti in nero attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti: le compravendite fraudolente erano poste in essere da aziende, anche di dimensioni rilevanti, che operano in diversi settori, dal tessile all’acciaio, dal materiale plastico alla cartotecnica. I sistemi adottati per consentire l’evasione sono stati differenziati e strutturati in base alla tipologia merceologica e agli ostacoli normativi da aggirare. Nella maggioranza dei casi l’organizzazione criminale, ricevuto l’incarico dal cliente, si occupava del trasporto della merce, con propri mezzi, dal fornitore direttamente all’impresa acquirente.

Al tempo stesso i beni, acquistati in nero, venivano fatti cartolarmente transitare attraverso una o più "missing trader", società fittizie sulle quali caricare i debiti tributari per consentire alla società-cliente di giustificare contabilmente l’acquisto della merce, con una fattura falsa, e di abbattere contestualmente il reddito imponibile. L’impresa-cliente dell’associazione, ricevuti i beni formalmente forniti dalla società cartiera, li rivendeva in nero. Contemporaneamente, per non lasciare traccia nella contabilità del magazzino, li vendeva formalmente ad un’altra scatola vuota con sede all’estero: in questo modo si volevano impedire gli accertamenti dell’amministrazione finanziaria italiana. Infine dai conti correnti esteri intestati alle società fittizie (dagli stessi indagati definite "società pattumiera"), alcuni "spalloni" provvedevano a far rientrare in Italia, rigorosamente in contanti, sia gli importi da consegnare al cliente sia la provvigione di spettanza dell’organizzazione, pari al 10% dell’Iva evasa. Il più delle volte i viaggi venivano organizzati attraverso automobili munite di doppio fondo, dopodiché il tutto veniva scaricato una volta a destinazione. Nelle tasche di imprenditori e aziende che in questo modo avevano ottenuto liquidità lontana dai radar della Finanza.

I finanzieri di Mirano, con minuziosi appostamenti e pedinamenti, sono però riusciti a seguire anche le tracce del denaro contante (definito l'unico strumento per poter aggirare il Fisco). Con l’ausilio delle unità cinofile "cash dog" (i cani addestrati a scovare le banconote), le fiamme gialle veneziane stanno sequestrando, nel corso di alcune perquisizioni domiciliari, milioni di euro in contanti. Un gruzzolo che supera il milione di euro per ora, ma che con ogni probabilità si ingrosserà mano mano. Del giro facevano parte anche due consulenti fiscali, anch’essi destinatari di misure cautelari personali: il loro ausilio andava ben oltre il mero consiglio, concretizzandosi, in alcuni casi, nella direzione di determinate operazioni studiate a tavolino per consentire la frode fiscale; in altri, in indebite compensazioni orizzontali tra imposte a credito inesistenti e imposte a debito dovute, con l’apposizione di un falso visto di conformità sulle relative dichiarazioni. L’associazione, agendo indisturbata tra Padova e la Riviera del Brenta, aveva nel tempo acquisito il know how utile non soltanto per destreggiarsi tra i controlli della finanza, evitando collegamenti tra i prestanome e i membri dell’associazione, ma anche per indirizzare le imprese coinvolte negli aspetti burocratici ed amministrativi. Erano, appunto, un "supermarket" della fattura falsa.

Tra i beni sequestrati spiccano dieci immobili, tra cui due prestigiose ville venete in Riviera del Brenta, un’imbarcazione di pregio, grosse somme depositate su un centinaio di conti correnti bancari direttamente riconducibili al sodalizio. E poi otto società operanti nei settori di trasporto, immobiliare e commercio di plastica, proprietarie, a loro volta, di 81 unità immobiliari, tra cui una valle lagunare adibita a pesca, caccia ed acqua coltura di oltre 350 ettari nella zona della laguna sud. Erano tutte realtà costruite ad hoc per cercare di gestire l'enorme quantità di "nero" che l'organizzazione riusciva a far entrare in Italia. Per questo i sequestri di immobili sono così "nutriti".

LE INTERCETTAZIONI

LE DINAMICHE
ORGANIZZAZIONE:«…e tu come me li restituisci? In contanti?...
CLIENTE:«…certo, te li do subito…»
O:«contanti?» 
C:«certo»
O:«…gli ultimi cinque mesi si è girato…. Comprano tutti in nero, perché non ce la fanno più con l’IVA no, e quindi vendono in nero…» … «… ce la fai intestare direttamente a noi, facciamo noi l’importazione diretta lì»
O:«…. Noi consegniamo in nero al destinatario, il problema è che abbiamo sempre il nero! …. Io direi di far così se ti può andar bene come abbiamo già fatto, facciamo un programma mese per mese, perché capiamo di cosa abbiamo bisogno, decidiamo quanto fare in nero, quanto fare fatturato…» 
O:«…ci sentiamo, facciamo la richiesta del materiale come ditta estera...
C:«…facciamo la richiesta, noi facciamo la richiesta e lui ci risponde… il camion deve andare… deve andare…»
O:«….comunque il nero è la nuova frontiera per non rischiare con il fisco…. Rischi solo se ti beccano, con i soldi in mano. Sennò…»

LA RICERCA DELLA SEDE FITTIZIA
O:«…Allora, la prima cosa che farei io, la sposterei  di sede in una zona, dove controlli sono più blandi, ma te dimmi dove metterla…»
O:«…che ne so, una via senza numero civico, una via che arriva al numero 100 e noi la mettiamo al numero 200..»
O:«…il problema grosso non è tanto…sì, spostiamo la sede.. Non la trovi…però alla fine andranno sempre dall’amministratore a chiedere carte, a chiedere cose…Quindi alla fine la figura più importante, al di là del trasferimento della sede, resta e rimane l’amministratore…Con la sede fantasma, naturalmente, arrivano le cartelle e poi tornano indietro, capirai…»

IL RISCHIO CONTROLLI
C:«…c’è molta cattiveria qui da parte della Finanza, anche qui da voi o no…....»
O:«…ma dappertutto, vanno a far controlli …..attento, quando le cose son fatte bene, per carità (incomprensibile) azienda e deve essere tutto perfetto, noi giustamente facciamo dei giochi, le società noi le teniamo perfette, è chi ci copre sotto, facciamo sempre il doppio filtro, io per lavorare con te, devo essere certo che ti possono venire a fare un controllo…… e allora sei tranquillo altrimenti cosa ho fatto, io capisco che costa di più, uno mi deve riconoscere…., tu non puoi pagare una cosa fatta male come quelle fatte bene…»

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