Eroina da Mestre a Pordenone. La compravano anche con le mance dei nonni

I particolari dell'indagine che ha portato all'arresto di cinque persone per droga. Al centro dell'operazione c'erano tre ragazze che spacciavano a coetanei

Eroina sequestrata a Mestre

Ci sono nuovi particolari sull'indagine che nei giorni scorsi ha portato a misure cautelari nei confronti di cinque persone, di cui una coppia di mestrini e tre ragazze pordenonesi. I carabinieri di Aviano e Polcenigo hanno accertato un traffico di eroina che partiva da Mestre e veniva venduta a studenti friulani; il dato più preoccupante, difatti, è proprio la giovane età dei consumatori, in buona parte minorenni. Gli spacciatori mestrini erano Najeh Zitouni, 39enne tunisino, e la compagna Elisa Rapuzzi. Risulta coinvolta anche la coinquilina della coppia, la 47enne C.E., indagata in stato di liberrtà.

La tratta Mestre - Pordenone

Secondo gli investigatori erano le friulane Asia Conte ed Eleonora Colonna, di 20 e 19 anni, a trasportare e poi rivendere la droga. Conte raggiungeva Mestre utilizzando la propria Lancia Ypsilon oppure, per eludere i controlli, l’auto della madre, o ancora la Fiat Punto di Anna Santarossa, 20enne friulana a sua volta destinataria di misura cautelare. Asia Conte utilizzava quasi esclusivamente WhatsApp per gestire i traffici e scriveva, ad esempio, di «essere in riserva» quando aveva poca disponibilità di eroina. Inizialmente le ragazze erano diffidenti tra loro, tanto che Santarossa controllava se il peso della droga vendutale da Conte corrispondeva al prezzo pagato. Una volta raggiunta fiducia reciproca, le ragazze hanno iniziato ad accordarsi per vendere l’eroina a prezzi più alti.

Le chat su WhatsApp

Il linguaggio delle ventenni - riferiscono i carabinieri - è caratterizzato da «reiterati turpiloqui e bestemmie», con espressioni gergali del tipo «tramacciare per la sbubba», ovvero contrattare per il prezzo della droga; oppure «è inutile aspettare che la gente cada dagli allori, bisogna pressarla, che cazzo siamo, babbo natale?»: questo in un momento in cui Asia ed Eleonora, rimaste senza soldi, si raccomandavano reciprocamente di essere più solerti nel richiedere il pagamento ai clienti. Era un continuo processo di compravendita. Le ragazze, secondo gli investigatori, investivano nell’acquisto di droga anche le mance che ricevevano dai nonni. Di solito, prima delle cessioni, nascondevano l’eroina nelle parti intime.

Eroina a scuola

Gli investigatori hanno dimostrato che spesso i consumatori acquistavano sulla fiducia, senza controllare il peso della sostanza. Gli studenti del liceo Leopardi Majorana di Pordenone si accordavano con la pusher tramite WhatsApp oppure Telegram. Sono una ventina i clienti identificati dai carabinieri, e in un caso sono state documentate oltre 50 cessioni di eroina nei bagni dell’istituto a favore di un singolo consumatore; il quale, quando non poteva comprare a scuola, raggiungeva direttamente Eleonora sotto casa, a Cordenons.

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