"Costretti a restituire quasi metà stipendio per non essere licenziati"

I lavoratori bengalesi dipendenti di due aziende che lavorano in subappalto alla Fincantieri saranno risentiti. Lavoravano fino a 70 ore a settimana a cinque euro l'ora

"Ci pagano cinque euro l'ora e i turni sono anche di tredici ore al giorno". E' questo ciò che hanno detto i dipendenti delle due società che lavorano in subappalto all'interno della Fincantieri di Marghera ai carabinieri e alla guardia di finanza. Turni massacranti a fronte di paghe misere e, oltre a questo, sono costretti a restituire quasi la metà del loro stipendio mensile sotto la minaccia del licenziamento. L'indagine, che al momento conta tre indagati per estorsione, che sono tre fratelli bengalesi titolari di due aziende, sta proseguendo e nelle prossime settimane gli otto dipendenti che hanno sporto denuncia saranno risentiti dagli investigatori. 

Un fenomeno isolato o più esteso?

Gli otto operai negli ultimi mesi si sono rivolti alle forze dell'ordine, stanchi di dover sopportare le intimidazioni dei titolari delle società per cui lavorano. Gli indagati li avrebbero minacciati di licenziarli o di non assumerli se non avessero restituito parte delle loro paghe mensili. Cifre che raggiungono anche i 500 euro al mese e che li costringono a vivere con le poche centinaia di euro che rimangono. L'inchiesta, al momento, si concentra solo sulle due società a carico delle quali sono state effettuate anche delle perquisizioni ma è possibile che il fenomeno sia più esteso. Non è escluso, infatti, che anche altri dipendenti abbiano subìto le intimidazioni dei titolari e che non le abbiano denunciate per timore di perdere il lavoro. 

L'analisi della documentazione contabile

Intanto, nei prossimi giorni sarà analizzata la documentazione contabile sequestrata, dalla quale è emersa una netta differenza tra le paghe riservate ai dipendenti bengalesi e quelle destinate agli operai romeni, che arrivano a guadagnare fino al doppio per lo stesso ruolo. Dopo le perquisizioni sono scesi in campo anche gli esperti dell'Ispettorato del Lavoro che, insieme alla procura di Venezia, stanno verificando eventuali incongruenze dal punto di vista fiscale.

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