Schianto in laguna: "Ho visto le barche e un uomo devastato a bordo. Vanno come pazzi"

Uno dei primi soccorritori: "Mi sono avvicinato perché il motoscafo chiedeva aiuto. Qualcuno gridava che c'era un morto. Da altri abbiamo saputo che erano usciti in 2 sul cofano. Quindi c'era un disperso"

C'è emozione, poche parole, i ricordi una notte drammatica, quella tra venerdì e sabato, quando a causa dell'impatto tra un motoscafo e un cofano, lungo il canale San Nicolò, hanno perso la vita due persone. A raccontare l'accaduto è un testimone, G., un pescatore muranese, anche lui uscito in barca a pescare, come tanti altri e come si usa fare d'estate, quando c'è il giro d'acqua giusto, come spiega. "Una notte buia - racconta - ci si conosce tutti per barca, quindi si sa chi è fuori - dice -. Mi sono avvicinato perché ho visto le imbarcazioni ferme e vicine. Non ho udito l'impatto, ma un altro pescatore mi ha raccontato di aver sentito il rombo di un motore in corsa a tutta velocità. Ho visto il motoscafo, lungo circa sei metri, di quelli con il volante, e il cofano più piccolo dei colleghi al centro del canale, e mi sono accorto che quelli del motoscafo chiedevano aiuto".

Soccorsi

"Gridavano che c'era un morto - continua -. Quando mi sono avvicinato al barchino ho visto che c’era una persona a poppa, devastata dall’urto con la barca. Un altro collega, anche lui avvicinatosi per capire cosa fosse successo, ci ha detto che sul cofano erano in due, lui lo sapeva perchè escono sempre in coppia, ma a bordo la seconda persona non c'era, quindi era chiaro che uno era disperso. Ho chiamato subito il 118".

"Il telefono dei soccorritori risultava libero, squillava, ho atteso un minuto, intorno alle 23, ma nessuno ha risposto - spiega il testimone -. Quindi non ho riprovato e ho deciso di chiamare il 113, che si è attivato. Sono arrivati i carabinieri, poi la polizia e solo dopo mezz'ora il 118. So che il collega disperso lo hanno trovato molto più tardi, all'altezza di Sant'Elena, ma io nel frattempo ero rientrato, anche perchè non eravamo attrezzati per le ricerche, quindi abbiamo lasciato campo libero alle forze dell'ordine".

Il Suem

"La centrale operativa Suem può documentare la tempestività dei soccorsi prestati - replica il 118  - poiché ogni telefonata è registrata e può essere verificata. La scheda di intervento del Suem118 certifica che dalla chiamata (ore 23.35) alla partenza del mezzo (ore 23.40) sono passati i pochi minuti necessari all'attivazione. Alle 23.59 gli operatori dell'idroambulanza hanno contattato telefonicamente il pronto soccorso, avendo già imbarcato il ferito: a 19 minuti dalla partenza erano quindi già in rientro in codice rosso. Giunto sul posto con il medico in contemporanea con i primissimi mezzi arrivati, il Suem118 è rientrato con il ferito già rianimato, anche se purtroppo inutilmente, con una tempistica di assoluta rapidità".

Il rumore

"È normale - racconta G., il pescatore muranese - che non abbiamo sentito l'impatto, perché il rumore del vento e quello del motore acceso, se sei in movimento, non ti fanno riconoscere bene i suoni da lontano. Un altro collega che come me si è avvicinato per prestare soccorso, però - ricorda l'uomo -  mi ha detto di aver avvertito il fragore di un motore in corsa a tutta velocità, accompagnato da quello della chiglia dell'imbarcazione che impatta con la superficie dell'acqua. Di certo so che quando è avvenuto l'incidente il barchino non era fermo, si stava muovendo, probabilmente rientrava, perché la posizione dove è successo il fatto non è una posizione di pesca. So - aggiunge - che il cofano aveva una luce a 360 gradi, visibile, e viaggiava a una velocità normale. Di solito ci riconosciamo anche per il tipo di luce".

La situazione

"Se non si decidono a fare controlli sui motori, la situazione peggiorerà - conclude il pescatore -. Correre come pazzi di notte è una follia. Vediamo ragazzini, e sono tanti, che hanno motori potenti. Dalle 18,19 della sera in poi scompaiono tutti i controlli in laguna, e vediamo queste barche piccole, con motori potenti, gareggiare. Sono compagnie, gruppi, di giovanissimi. Con un motore da 40 cavalli puoi già correre a 16 anni. Ma poi portare un 40 cavalli fino a 60, 70, non è difficile e se la barca è inadatta, perché troppo piccola, il pericolo c'è. Alle 19 di venerdì sera si è cappottato uno a Murano. Sono pericolosi. Li trovi in tutte le direzioni, specie quando di sera spariscono i controlli. Lo sanno tutti. Lo abbiamo detto anche alle forze dell’ordine, ma non si vede mai nessuno. Almeno, io esco spesso in barca, e controlli non ne vedo e queste cose succedono da sempre. Certo che abbiamo paura, si va fuori sempre con il timore. Ma continuiamo a uscire".

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Commenti (1)

  • Ricordiamo ai pescatori che loro si mettono anche in mezzo ai canali di transito, che se si incappottano a Murano e per via del moto ondoso che di certo non lo provoca una patanella o un motoscafetto col 40, in questo disperato incidente il motore era un 150 cavalli ovvero 4 volte un 40 aperto o meno, dunque capisco l'enfasi dettata dal tragico avvenimento ma non spargiamo colpe a tutto il mondo visto che non erano tanto ragazzi e questo disastro li farà stare in pena tutta la vita. Illuminate le barche a giorno, esistono i led, questo proprio per evitare fatti del genere.

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