Frode sull'Iva dei carburanti: 4 arresti e sequestri per 37 milioni di euro

Le indagini della guardia di finanza sono partite nel 2016: numerosi distributori della provincia avevano prezzi alla pompa troppo bassi. Denunciate 86 persone

Le indagini erano partite nel 2016, quando il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza aveva individuato molti distributori di carburante nel Veneziano con prezzi alla pompa sensibilmente inferiori rispetto alla media del mercato. Una circostanza resa possibile dall'evasione dell'Iva sui trasferimenti tra le diverse imprese della filiera commerciale. Nella prime ore di martedì, i baschi verdi lagunari, in collaborazione con i carabinieri di Roma, hanno disposto la custodia cautelare per due intermediari calabresi, fratello e sorella, Domenico e Giuseppina Gallo, che avevano base in uno studio professionale di Roma, e per 2 "esperti" di prodotti petroliferi di Milano, Marzio Buscaglia e Walter Bovati. Le accuse sono associazione per delinquere, finalizzata ai reati di dichiarazione fraudolenta, omessa e infedele, utilizzo di fatture false e indebita compensazione di imposte.

Quattro arresti e sequestri

Parallelamente agli arresti, i finanzieri hanno sequestrato quote societarie, disponibilità finanziarie e 48 immobili situati nelle province di Milano, Novara, Parma e Reggio Calabria del valore complessivo di 37 milioni di euro, corrispondenti al profitto illecito dell'Iva non versata su oltre 270 milioni di litri di carburante.

Il modus operandi della banda

Le indagini della fiamme gialle hanno permesso di ricostruire il modus operandi della banda, che interponeva nella filiera commerciale numerose società risultate poi di fatto "cartiere", tutte gestite dal sodalizio criminale. Nello specifico, una società con sede in provincia di Milano era incaricata di acquistare petrolio da fornitori comunitari che giungevano via mare al porto di Venezia, dove veniva poi stoccato presso un deposito costiero (che era all'oscuro della frode). Il carburante era poi ceduto ad un'altra impresa senza l'applicazione dell'Iva, che lo rivendeva sottocosto e con Iva esposta ad un'ulteriore azienda della filiera illecita, che a propria volta lo retrocedeva alla prima società acquirente. Tutti i trasferimenti erano cartolari, in quanto il prodotto non usciva mai dal deposito costiero di Venezia, da dove veniva estratto solo per essere venduto ai distributori stradali del Nordest, e le società erano tutte intestate a prestanome ma facevano parte del gruppo, che rivendeva poi il carburante con Iva ai distributori, che acquistavano regolarmente e senza sapere nulla dei traffici precedenti.

Altre frodi

Lo schema fraudolento è stato nel tempo più volte modificato. In un primo caso utilizzando un’altra società con sede a Roma, che ha ceduto il carburante estratto dal deposito veneziano per rivenderlo direttamente a clienti finali applicando l'Iva, che veniva però compensata con falsi crediti d’imposta, ceduti da altre società gestite presso lo studio professionale romano. In un secondo caso, invece, interponendo una società incaricata di acquistare il prodotto da un’impresa inglese senza applicazione dell'Iva, ceduto poi a clienti finali con l’imposta, che però non veniva versata all’erario. Il profitto dell'Iva evasa è stato poi monetizzato dall’organizzazione mediante il trasferimento di ingenti somme di denaro verso soggetti economici compiacenti con sede dichiarata all’estero (Cina, Hong Kong, Taiwan), nonché verso molte società cartiere operanti nell’area del Napoletano, i cui amministratori prestanome provvedevano a loro volta al prelevamento di denaro contante presso molteplici uffici postali.

Denunciate 86 persone

Ad oggi, le attività investigative hanno permesso di individuare 65 società coinvolte nella frode, situate in tutto il territorio nazionale e sfruttate nel triennio 2016/2018 per emettere fatture false per 235 milioni di euro e per utilizzare in compensazione falsi crediti d'imposta per 26 milioni di euro. Sono state in tutto 86 le persone denunciato a vario titolo per i reati di associazione a delinquere, omessa ed infedele presentazione delle dichiarazioni fiscali, emissioni di fatture false, compensazione indebita d'Iva e riciclaggio e autoriciclaggio di denaro. Durante le perquisizioni eseguite martedì mattina sono stati sequestrati contanti per 100mila euro, oltre a orologi, quote societarie e conti bancari. 

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