Profughi, sindaci veneti critici: "Ci hanno bypassato, i cittadini non sono ascoltati"

In una nota l'Anci Veneto chiede un incontro ai vertici nazionali dell'associazione, che hanno concepito il piano di smistamento col Viminale: "Presenze dei migranti obbligatorie"

Dopo l'incontro di martedì in prefettura i mugugni hanno sopravanzato i sorrisi. Il nuovo piano del governo per l'accoglienza diffusa, che prevede una ripartizione obbligatoria di 2,5 o 3 profughi ogni mille abitanti, non ha raccolto molti sostenitori in Veneto. Tanto più che il progetto è stato concepito di concerto tra il ministero dell'Interno (collegato in videoconferenza martedì c'era il capo dipartimento Immigrazione del Viminale, Mario Morcone) e l'Anci nazionale, bypassando di fatto le realtà di livello regionale. Scontato il "no" secco della Regione, arrivato a caldo al termine della riunione a Ca' Corner, il giorno seguente sono arrivate parole non certo accomodanti dell'associazione dei Comuni veneti.

"Confermiamo la nostra perplessità - sottolinea l'Anci Veneto in una nota - Finora non avevamo avuto l’opportunità di visionare questa proposta. Si tratta di un piano che potrebbe risolvere il problema dei grandi assembramenti, ma creerebbe un clima di scontro sociale nei Comuni nei quali si fatica a considerare l’ipotesi dell’accoglienza diffusa", dichiara Maria Rosa Pavanello, presidente dell'associazione territoriale. Quest'ultima ha partecipato di persona al tavolo di coordinamento regionale di martedì. Il giorno seguente c'è stato un confronto anche con l'Unione delle province del Veneto. Si chiede un incontro congiunto con i dirigenti nazionali, per analizzare pro e contro di un piano tutto in divenire.

"La distribuzione diffusa è possibile se ci saranno delle garanzie da parte dello Stato su certezza di espulsione, tempi veloci di risposta alle richieste di asilo, coinvolgimento in lavori di pubblica utilità e nessuna possibilità di ricorso al “no” alla richiesta di asilo - si legge in una nota dell'Anci Veneto - Richieste che noi facciamo da tempo, ma su questo ambito non ci sono progressi evidenti". A ciò si aggiunge la richiesta di un maggiore coinvolgimento delle popolazioni locali. Il pericolo è che decisioni viste come calate dall'alto possano pesare in termini di consenso e di disagio. "I cittadini sono stanchi, delusi, e rivendicano solo ciò che è nel loro diritto - si conclude - servizi e occupazione. In parole semplici, quindi, si spiega il forte disagio di una regione che, da sempre, ha trainato, che oggi è in difficoltà e che forse andrebbe ascoltata”.

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